TCI - “Dai samurai a Mazinga”
Alla Cà dei Carraresi di Treviso
Prima il Tibet che ancora resiste alla “colonizzazione” cinese, poi l’India col suo vastissimo e variegato universo socio-religioso, domenica scorsa è stata la volta del Giappone. Tre mostre alla Cà dei Carraresi di Treviso, non proprio facilissime, dove la competenza e passione delle guide contattate in tutti i tre i casi dal console del Touring Club Italiano Eldo Candeago, ha giocato un ruolo determinante per far comprendere appieno ai Soci, mondi “diversi” e affascinanti. Curioso e divertente il percorso che dà il titolo alla mostra sul Giappone “Dai samurai a Mazinga”, accompagnando il visitatore dalle origini ai giorni nostri attraverso le icone che hanno fatto il mito del Sol Levante e le opere d'arte che hanno mutato il nostro senso estetico. Le opere esposte appartengono prevalentemente al periodo Edo (antico nome della città di Tokyo), che va dal 1603 al 1867. L’aspetto più interessante della cultura giapponese è la sua capacità di far convivere certi aspetti in apparenza contrastanti. Il popolo giapponese ha prodotto infatti tra i più feroci ed efficienti guerrieri, i Samurai, ma anche una delle culture femminili più raffinate e delicate, quella delle Geisha. Pomeriggio di tutt’altro tenore, passando dai palazzi imperiali giapponesi ai Palazzi di rappresentanza della finanza, dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica. S’è iniziato da Cà Spineda, sede della Fondazione Cassamarca che eccezionalmente ne ha concesso la visita al Sabato. Il Palazzo, edificato su commissione della nobile famiglia Spineda nella seconda metà del XVI secolo e ristrutturato durante il XVIII secolo, il 15 novembre 1866 ebbe ospite Vittorio Emanuele II. All’interno si segnalano per ricchezza decorativa ed eleganza, la sala da ballo settecentesca, sviluppata su due piani con ballatoio e tutta affrescata, oltre che un grande scalone decorato per mano di Gaspare Diziani. Della fine del XVII secolo invece Palazzo Giacomelli, già Palazzo Dolfin e poi Calzavara dal nome dei suoi precedenti proprietari. Meta della seconda visita guidata, il palazzo sede di Unindustria Treviso, sorge in prossimità del fiume Sile non lontano dall’antico sito noto come "il Portello", uno dei luoghi più suggestivi di Treviso, dove un tempo attraccavano le barche in transito sul fiume. Il Palazzo ha un'importante facciata intonacata di bianco e rivolta sul fiume. Recentemente ristrutturati, i locali del piano nobile presentano fastose pitture attribuite a Louis Dorigny e interessanti decorazioni settecentesche adornano anche la sala degli Stucchi. Felice coincidenza, la mostra ivi allestita che propone fino al 30 gennaio, trenta dei 54 dipinti della pregiata collezione d’arte di Sante Giacomelli oggi di proprietà dei Musei Civici di Treviso. Romantiche vedute veneziane, ritratti femminili, scene esotiche, grandi tele di carattere mitologico e storico, opere di Ludovico Lipparini, Natale e Felice Schiavoni, Moretti Larese, Canella, Abbati, Caffi, Querena ed altri maestri attivi alla metà dell’Ottocento; pittori da scoprire. Ultima tappa nell’affrescata Salone dei Trecento, sede del Consiglio comunale. Il Palazzo fu costruito attorno al 1185 come sala per assemblee dei diversi organi del Comune di Treviso (Domus Comunis) sostituendo l'antico edificio nei pressi del Duomo. Nel corso dei decenni il Palazzo fu sede del Tribunale dei Consoli, luogo di pubbliche assemblee (le Concione), luogo in cui il Podestà amministrava la giustizia, sede della suprema assise civica (il Maggior Consiglio) che era composta da trecento membri, da ciò il nome di "Palazzo dei Trecento". Nel salone a capriate lignee, si conservano parzialmente gli affreschi realizzati tra XIV e XVI secolo da artisti veneti e rappresentanti perlopiù stemmi e temi legati al potere civile e alla giustizia. Degne di nota, sulla parete sud, le pitture Madonna con Bambino ed i Santi Liberale e Pietro e Le quattro virtù cardinali.










