“Venezia noir" - Touring Club Italiano
Tracciare un percorso in un centro storico, in una città o altro luogo, ripercorrendo racconti e storie di vita vissuta è possibile e porta a “vedere” con occhi diversi località magari ritenute a torto già note
A riprova che questa sia una buona pratica, è giunta ieri l’iniziativa del Touring Club Italiano “Venezia noir”, che ha condotto i Soci partecipanti a scoprire luoghi della Città, teatro di vicende di alcune donne appartenenti a secoli diversi, e che nel bene e nel male hanno lasciato un segno nella storia di Venezia. A concretizzare l’idea, suggerita al Console TCI di Belluno Eldo Candeago dalla lettura di Donne e sangue a Venezia. Spigolature storiche di cronaca nera, ci hanno pensato due Soci di Venezia, Letizia Lanza autrice del libro assieme a Giovanni Distefano e il professor Lorenzo Fort. Ne è sortito un itinerario insolito in una Venezia meno frequentata, protagoniste soprattutto le donne, vittime di femminicidi d’antan o protagoniste di fatti delittuosi nel periodo racchiuso fra il XV e il XVIII secolo. Ed è così che iniziando da Campo san Pantaleone a Dorsoduro, s’è rivissuta la vicenda di Bona Tartara, occasione per raccontare della schiavitù che nel secolo XV era ancora in uso a Venezia. La donna, schiava del patrizio Nicolò Barbo, lo avvelenò con l’arsenico per vendetta delle percosse ricevute una volta scoperta la sua tresca amorosa con un servo di casa, del quale era rimasta incinta. Torturata, confessò e fu condannata al rogo sulla pubblica piazzetta di san Marco, luogo deputato per le condanne capitali. Da qui il passaggio a Campo Santa Margherita, ov’è la cosiddetta casa del Boia, per affrontare il complesso racconto del sistema giudiziario e carcerario della Serenissima. E poi avanti ancora sino a Campo dei Carmini dove rivivere di fronte alla Casa di Otello la vera storia di Desdemona, la “sfortunata”, cui il dramma di Shakespeare ha aggiunto più che rispettare fedelmente il racconto originario. Sosta doverosa lungo l’itinerario: lo squero di san Trovaso per carpire i segreti costruttivi della gondola, tramandati nei secoli e in uno scenario lavorativo originale dai caratteri tipicamente cadorini. Poco distante, tuffo nell’epica eroica al ponte de le Maravegie nei cui pressi abitava Belisandra Maraviglia. Di lei si narra che presa prigioniera dai Turchi insieme ad altre compagne, fece saltare in aria la polveriera della nave su cui era imbarcata, evitando a sé stessa e a molte altre fanciulle la schiavitù. Di tutt’altro tenore al campiello degli Squellini, teatro della cruenta vicenda che ha per protagonista Veneranda Porta da Sacile, decapitata per avere, unitamente all’amante Stefano Fantini, ucciso il proprio marito Francesco Cestonaro mentre dormiva e fatto a pezzi e disseminati nella notte i poveri resti per la città. Difficile invece scegliere a quale verità far risalire la denominazione del Ponte di Donna Onesta che congiunge i sestieri di Dorso Duro e San Polo. Per restare in tema si può dar credito al suicidio della moglie dello spadaio con bottega presso il ponte, uccisasi per la vergogna con lo stesso pugnale che un giovane patrizio aveva commissionato al marito per poterla avere a tradimento. Un fatto realmente accaduto invece, porta l’itinerario sino a San Polo, ove Giulia Carozzo, ventisettenne moglie di Paolo Adami, non volendo accondiscendere alla libidine di G. Battista Zambelli, sacerdote della Chiesa di S. Silvestro, venne da lui uccisa il 17 aprile. Per finire, immancabile, la piazza di san Marco con il famoso campanile che per un paio di secoli ospitò il supplizio della "cheba" (una gabbia sospesa ai quattro venti), ma anche il luogo dov’era fra le due colonne la forca per le esecuzioni capitali come quella occorsa al garzone sedicenne bellunese Antonio Codoni, che uccise una serva di un caregheta (seggiolaio) per una banale lite seguita dalle percosse del padrone e dal licenziamento. Impossibile, a conclusione del percorso tematico di Venezia noir, trascurare il palazzo Ducale, sede del governo fin dall'inizio della storia di Venezia, che oltre alla magnificenza architettonica ed artistica, ha da sempre ospitato al suo interno luoghi di pena. Gli Itinerari Segreti si snodano lungo un dedalo di stanze, dalle celle piccole e umide dei “Pozzi” a piano terra, alle stanze dei funzionari della macchina istituzionale, alla vasta e bellissima Sala della Cancelleria Segreta, e attraverso la Stanza della Tortura, su fino ai Piombi, le celebri carceri sotto il tetto del Palazzo, il cui nome deriva dalla copertura a lastre di piombo. Qui venne rinchiuso Giacomo Casanova, protagonista di una fuga leggendaria nel 1756.










