VIA DEI PAPI, Terza Tappa del Progetto CAMMINI DELLA FEDE IN VENETO
Si inaugura oggi, venerdì Primo Agosto, a Villa de Manzoni ai Patt a Sedico (BL), alle ore 16.
CENNI STORICI
Le tappe biografiche dei due Papi Gregorio XVI e Giovanni Paolo I hanno rappresentato il punto di partenza imprescindibile per il tracciamento del percorso di questo pellegrinaggio.
L’ambito interessato dal percorso comprende la Conca di Feltre e la Valbelluna, costituita da un ampio fondovalle percorso centralmente dal Piave. Il versante in sinistra idrografica del Piave è caratterizzato principalmente dai ripiani ondulati dei rilievi prealpini, poco pendenti, modellati dal ghiacciaio del Piave, mentre sul versante di destra incombono le vette dolomitiche del feltrino e del bellunese, dai cui versanti provengono gli affluenti più importanti del Piave nel tratto Valbellunese, tra cui spicca il torrente Cordevole.
Vengono individuati due punti di partenza: Canale d’Agordo, luogo di nascita di Albino Luciani, e Lorenzago, sede del soggiorno estivo per molti anni di Papa Giovanni Paolo II e porta di collegamento per i pellegrini provenienti dal Nord Europa. I due tracciati, che scendono lungo le aste dei fiumi Piave e Cordevole, vanno a confluire a Belluno, per poi raggiungere la città di Feltre, luogo in cui trascorse gli anni di studi seminaristici Papa Luciani.
Dal santuario dei Santi Vittore e Corona, percorrendo la sinistra Piave, si sale fino al Passo Praderadego, in Comune di Mel, per raggiungere poi Vittorio Veneto, città che rappresenta non solo una tappa storica nel cammino spirituale del futuro Papa Giovanni Paolo I ma ne costituisce probabilmente il punto di partenza dell’ascesa al soglio pontificio.
Lungo la valle del Piave incontriamo numerose testimonianze della diffusione paleoveneta verso i territori delle Alpi nord-orientali. Tali testimonianze lasciano supporre l’esistenza di un’antica pista che, collegando tra loro le diverse località indicate dai reperti archeologici, doveva percorrere la valle di questo fiume, probabilmente lungo la sponda sinistra. I Romani dovettero tener presente questa via di transito ben collaudata dal tempo e dal cammino degli uomini nello stendere le loro strade attraverso questo territorio, prima di tutte quella che doveva unire, attraverso la Val Belluna, Feltre a Belluno e quindi risalire la valle del Piave. Nessun documento antico accenna a questa via, ma la presenza dei municipia di Feltre e Belluno, la relativa distanza e la facile percorribilità della Val Belluna permettono di assicurarci sull’esistenza di questo percorso stradale.
Da Feltre, passava a nord del paese di Busche, dove oggi sorge Villa delle Cenetenere, continuava per le località di Pez, Formegan, Santa Giustina e Bribano, da qui per Triva, San Fermo, Salce e Col di Salce si arrivava a Belluno. La strada poi continuava verso est fino all’odierna località di Polpet, dove numerosi reperti e una necropoli attestano la presenza di un nucleo romano di notevole importanza, punto d’incontro delle direttrici stradali verso il Cadore, la Val Belluna e Vittorio Veneto.
La maggior parte dei centri rilevati si pone in rapporto diretto con il paesaggio agrario circostante e presenta un impianto planimetrico ed un tessuto edilizio relativamente integro; i centri minori soprattutto, sono costituiti da edifici e complessi produttivi agricoli, strutture edilizie, organismi ed elementi architettonici di interesse storico e paesaggistico legati alle originarie funzioni abitative, produttive, agricole e zootecniche, con la presenza costante di edifici religiosi e abitazioni padronali.
I manufatti religiosi (chiese, pievi, cappelle e campanili) costituiscono una significativa emergenza insediativa, oltre che architettonica, in quanto prevalentemente ubicate in posizioni focali del nucleo o del territorio o in importantissimi punti di riferimento lungo le vie di comunicazione, agli incroci (cappelle limitari della centuriazione), su alture in posizione preminente rispetto al paese in area e in Valbelluna. Situazioni monumentali isolate sono rappresentate dai due grandi complessi monastici, costruiti allo sbocco delle rispettive vallate, della Certosa di Vedana e del Santuario dei SS. Vittore e Corona.
Pur essendo un’area montana, l’ambito si discosta nettamente dalla immagine di territorio alpino. L’assetto territoriale infatti è connotato più da un esteso e vario uso agricolo piuttosto che dalla destinazione a prato e a pascolo, soprattutto nella parte più bassa del fondovalle. Sono numerosi terreni coltivati e si conservano
tracce delle colture promiscue che accompagnavano in passato i regimi di mezzadria. Le aree a naturalità più spiccata sono versanti boscati e le aree di pertinenza dei corsi fluviali (fiume Piave e affluenti).
Complessivamente tutto l’ambito è importante per il suo carattere di connessione naturalistica, quale cerniera tra il sistema dolomitico e quello prealpino e dell’alta pianura. Diverse sono le testimonianze diffuse dell’età medievale sul territorio, e Numerose sono anche le ville venete presenti in tutta la valle.
La presenza umana nel territorio dell’ambito, testimoniata già nel Paleolitico, si è consolidata nei periodi romano e medievale, soprattutto nei centri maggiori di Belluno e Feltre, grazie alla loro naturale posizione di crocevia, ma anche diffusamente in tutta la valle che da sempre è stata abitata per la sua relativa mitezza climatica e morbidezza del rilievo. L’elevato grado di antropizzazione dell’ambito fa sì che le testimonianze storico culturali siano consistenti in tutto il territorio, data anche l‘importanza strategica di via di comunicazione da sempre rivestita da tutta la valle. I due centri maggiori, Belluno e Feltre, hanno una elevata presenza di beni storico culturali. Nate entrambe come città paleovenete, sono state importanti municipia romani e poi città fortificate medievali, prima di passare sotto il dominio della Repubblica Serenissima nel 1404. Anche i centri minori hanno una rilevante presenza di beni culturali, che vanno a creare nell’insieme una fitta rete di presenze storico culturali diffusa sul territorio.
Importante anche l’architettura religiosa, con numerose chiese inserite nel tessuto urbano oppure presenti nel territorio rurale.
NOTE DI INTERESSE PAESAGGISTICO
Certosa di Vedana a Sospirolo
La certosa di Vedana è posta all’imboccatura della Val Cordevole, in posizione dominante rispetto alle omonime “masiere”, sulle pendici del Piz di Vedana che sovrasta il complesso. La posizione, di assoluta eccellenza paesaggistica, risponde alla necessità di solitudine richiesta dall’Ordine monastico.
Il complesso sorge sul luogo dov’era situato l’antico ospizio di San Marco di Vedana, risalente all’Alto Medioevo, che era collegato ad altri ricoveri per pellegrini che si attestavano ai margini del percorso della Val Cordevole, da sempre uno dei collegamenti nord-sud più importanti di questa porzione dell’arco alpino.
I padri certosini della regola di San Brunone lo acquistarono nel 1456 e lo ricostruirono, a partire dalla chiesa, mantenendo la sua funzione di luogo di contemplazione e accoglienza dei viandanti.
Nel settecento, con i decreti della Serenissima che sancivano la chiusura dei monasteri con pochi frati, la grande abbazia venne dismessa e gli edifici e i beni terrieri venduti a privati, che lasciarono andare in rovina parte dei fabbricati. Dal 1882 i Certosini ripresero possesso dei luoghi, ricostituirono e riedificarono la Certosa e attualmente il complesso ospita una comunità di monache di clausura.
Chiesa della Madonnetta a Pez
I fedeli di Pez costruirono questo piccolo santuario dedicato a Maria nel luogo in cui esisteva, forse già nel ‘500, un capitello che portava affrescata l’immagine della Madonna con Bambino. Dopo la sua costruzione, l’affresco fu portato all’interno, tagliando il muro del capitello e collocandolo nell’altare predisposto. Sopra di esso è incassata una tela raffigurante Maria in visita a Santa Elisabetta, evento a cui è dedicato il santuario.
La chiesa è di forma ottagonale, con un’abside a pianta quadrata a nord coperta da una cupola.
Duomo di Feltre
La Concattedrale, dedicata a San Pietro Apostolo, sorge ai piedi del colle delle Capre, in quello spazio che dall’inizio della cristianità ad oggi continua ad essere il baricentro religioso e, fino alla seconda metà del Duecento, anche politico della città, in quanto sede del potere spirituale e temporale del vescovo-conte.
La Cattedrale ha origini antichissime, si pensa che ci fosse già un edificio di culto in epoca paleocristiana, ma il corpo della chiesa fu riedificato, in forme semplici e nitide rinascimentali, dopo il 1510 in seguito ai danni inflitti dall’invasione delle truppe imperiali della Lega di Cambrai, trasformando le cappelle laterali crollate o pericolanti in due navate. Di particolare effetto è la monumentale abside gotica, di forma poligonale, leggermente inclinata verso sinistra, a ricordare il capo chino di Gesù crocifisso. Sotto il presbiterio si trova una cripta del XI secolo, a tre navate, recuperata nei primi decenni del Novecento, che è la parte più antica dell’intero complesso e ospita significative testimonianze delle chiese precedenti. Costeggiando la chiesa si scorge il campanile, eretto nel 1392 e parzialmente rimaneggiato nel 1690. Sotto il sagrato si sviluppa un’area archeologica che conserva resti monumentali di epoca romana e medievale.
Santuario dei Santi Vittore e Corona
La basilica santuario dei Santi Vittore e Corona è un complesso religioso collocato nella frazione di Anzù, nel comune di Feltre. Arroccata sul monte Miesna, è costituita dalla basilica vera e propria e dall’annesso chiostro del 1495. La costruzione del santuario fu iniziata nel 1096, per accogliervi le reliquie dei santi Vittore e Corona, patroni di Feltre e della diocesi di Feltre. Al santuario si affiancò poi un monastero che ospitò nel tempo frati appartenenti a diversi ordini religiosi.
La Basilica è in stile romanico-bizantino, a croce greca, a tre navate con cupola centrale. Gli interni sono completamente affrescati con opere di scuola giottesca. A est dell’altare è posto il sarcofago marmoreo dei martiri, sollevato da colonne e ornato da un fregio floreale. La facciata, alta e stretta, si affaccia su una lunga e ripida scalinata.
Chiesetta di San Nicolò a Bribano
L’oratorio, situato nella piazza del grazioso borgo di Bribanét, venne eretto nel 1502 da due fratelli che avevano a fianco della chiesetta la loro abitazione e la fucina, dove fabbricavano lame per le segherie (numerose lungo il Cordevole) e spade. È dedicata a San Nicolò, patrono di zattieri e menadàs (lavoratori addetti alla fluitazione dei tronchi) e a San Rocco, protettore contro la peste che un tempo flagellava periodicamente anche il Bellunese.
Il piccolo edificio si compone di un’aula a pianta quasi quadrata e di una abside poligonale. La copertura è voltata, e diventa particolarmente ricca nella zona absidale dove realizza una volta ad ombrello con nervature evidenziate da una colorazione rosso mattone.
La facciata è “a capanna” con lesene in rilievo, il coronamento sottogronda, l’alta zoccolatura di base e la delicata cornice a dentelli alternati che contorna l’ingresso realizzati in cotto, in contrasto col fondo chiaro dell’intonaco. Nell’angolo sud-est dell’edificio si imposta il campaniletto, anch’esso interamente realizzato in mattoni a vista.
Ponte nelle Alpi - Chiesetta di Sant’Andrea sul Monte Frusseda
Questa piccola chiesa risale al XII secolo, eretta su un pianoro del monte Frusseda, a lato probabilmente di un fortilizio medievale utilizzato dai monaci come alloggio. In origine c’era solo una semplice navata di forma rettangolare, con ingresso sul lato corto, in seguito fu ampliata con l’aggiunta dell’abside e affrescata. L’accesso fu spostato nella posizione attuale a seguito di una frana che distrusse il monastero e occluse la porta principale, poi tamponata, come appare tuttora. Nella stessa occasione furono costruiti il campanile e la sacrestia esterna. Nei secoli successivi la chiesa non ha più subito notevoli interventi di trasformazione ma solo opere di manutenzione, l’aspetto attuale risale quindi alla fine del ‘400.










