Da SegnoOnLine - CA’DORA alla Biennale di Venezia: abitare, esporre, trasformare
Alla 61ª Biennale di Venezia, CA’DORA di Dora Fiammetta Perini trasforma un’abitazione privata in un ambiente rivestito di tela grezza. Il progetto mette in crisi i confini tra intimità ed esposizione, consumo e visibilità si intrecciano.
La 61ª Biennale di Venezia si è aperta dichiarando un cambio di passo: decelerare e procedere con meno impulsività, nel tentativo di sottrarre il sistema dell’arte alla sua consueta iperattività. In questo scenario, tra i progetti disseminati nella città lagunare, CA’DORA si è imposta come presenza eccentrica. Collocata in un’abitazione privata alla Giudecca, dimora di Dora Fiammetta Perini, l’opera ha assunto fin dall’inizio una precisa valenza spaziale e concettuale, in un ambiente che coincide con il lavoro stesso.
Nel frangente inaugurale della Biennale, quando Venezia si trasforma in una rete fitta di appuntamenti, convivialità programmate, attraversamenti in motoscafo e incontri che oscillano costantemente tra relazione e scambio, un progetto sviluppato dentro una casa introduce una deviazione evidente. L’accesso regolato, la necessità di un appuntamento, la possibilità concreta della chiusura, in questo contesto diventano dispositivi di resistenza.
Il nucleo dell’intervento consiste in un’operazione spiazzante: l’interno domestico viene progressivamente rivestito da estese superfici di tela grezza. Le stanze perdono gradualmente riconoscibilità, avvolte fino a dissolvere il carattere funzionale degli oggetti. Utensili d’uso quotidiano e residui di consumo domestico, vengono inglobati e neutralizzati nella materia tessile, fissata alle superfici mediante una costellazione di graffette metalliche. Le piegature risultanti non hanno funzione decorativa: si presentano piuttosto come incisioni, congiunzioni forzate, una sorta di anatomia esposta dello spazio.
CA’DORA, Installation view, In Minor Keys, Dora Fiammetta Perini. Giudecca, Venezia
La casa non viene sottratta alla sua dimensione vitale: l’abitare prosegue, e questa continuità entra direttamente nel corpo dell’opera, diventandone una componente strutturale. Parallelamente, nel tempo esteso della Biennale, la superficie della tela si modifica, si segna e registra i passaggi, incorporando tracce d’uso e di attraversamento. L’opera abbandona ogni pretesa di stabilità e si configura come organismo esposto al tempo, alla trasformazione e al deterioramento.
Il lavoro di Perini si muove da tempo attorno a nutrizione, intimità, vergogna, fede e la continua negoziazione dei limiti corporei. La sua pratica attraversa media differenti, tra cui scultura, fotografia, installazione, performance, mantenendo però una coerenza nell’attenzione agli oggetti domestici. Utensili e stoviglie sono sempre strumenti carichi di densità psichica, frammenti di una grammatica affettiva del quotidiano. In questa prospettiva, lo spazio domestico è un sistema operativo in cui dinamiche di cura, consumo e controllo si sedimentano come abitudine.
L’intervento si confronta con la nozione di abiezione, intesa come incrinatura delle categorie percettive e simboliche. L’abiezione coincide con quel punto di frizione in cui le distinzioni tra pulito e contaminato, interno ed esterno, ospite e intruso iniziano a perdere consistenza. La casa, per sua natura, funziona come dispositivo di stabilizzazione di tali confini. Qui, al contrario, tali soglie vengono rese porose attraverso la tela che avvolge, la graffetta che fissa, la piega che trattiene e insieme deforma, la macchia che registra.
CA’DORA, Installation view, In Minor Keys, Dora Fiammetta Perini. Giudecca, Venezia
In questo quadro si inserisce un episodio esterno all’opera ma in qualche modo risonante. Durante la stessa settimana inaugurale della Biennale, la giuria internazionale si è dimessa e l’assegnazione dei premi è stata ridefinita attraverso un sistema di voto pubblico legato alla frequentazione a pagamento. L’istituzione ha così reso visibile la propria infrastruttura nel momento della sua crisi: procedure, metriche di legittimazione, dispositivi di visibilità. CA’DORA, su scala domestica, intercetta una dinamica affine: una casa che si apre al sistema dell’arte diventa rapidamente superficie esposta tra intimità e consumo. Ogni forma di apertura implica un’economia dell’accesso, una selezione che distribuisce attenzione, presenza e valore. L’opera rende percepibili le zone d’ombra di questo meccanismo, evidenziando il costo materiale e umano della cura necessaria a mantenere un’abitazione mentre viene attraversato come esperienza estetica.
Nel contesto di una Biennale che dichiarava l’intenzione di rallentare, CA’DORA traduce tale premessa in una forma concreta: un ambiente reale. Le tensioni più incisive del lavoro non vengono esplicitate, ma si depositano sulla superficie come stratificazioni silenziose che registrano il passaggio continuo tra vita e rappresentazione. Ne risulta un intervento attraversato da una lucidità rara: quella di un’opera che coincide con il proprio stesso consumo.
CA’DORA
61ª Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia, In Minor Keys
Dora Fiammetta Perini
Giudecca, Venezia
dal 9 maggio al 22 novembre 2026
61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia - Biennale di Venezia - CA’DORA - Dora Fiammetta Periniin minor keys - Venezia
Posted by Alice Salta
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