Da SegnoOnLine - Genius Loci – 1a edizione
Il 10 maggio 2026 è partito il progetto Genius Loci Cortina d’Ampezzo, prima edizione, la curatrice Clara Pacifico, fondatrice di NM Contemporary – Monaco, racconta a Roberto Sala il progetto
Nato da un’amicizia ventennale e dalla passione comune per l’arte contemporanea di Valentina Chiminelli Parolin e Clara Pacifico. Voluto dalla prima e suo marito Nicola Parolin e curato dalla seconda.
Genius Loci è un progetto di residenza atipico concepito con cadenza annuale. Esso mira a coinvolgere gli artisti della collezione Parolin ma anche quelli estranei in un’esperienza umana, storica, antropologica, filosofica della Valle di Cortina in un contesto di condivisione familiare presso la Villa dei Parolin conosciuta come Il Castelletto. Gli artisti sono invitati a trascorrere quanto tempo desiderano e a sentirsi parte sia della famiglia che li ospita che della popolazione locale e a realizzare delle opere che raccontino l’anima del luogo (il genius loci appunto). Ciascun artista sarà libero di esprimersi nella forma piu congeniale, facendosi interprete della natura, della storia e delle tradizioni ancora molto radicate nel territorio. Le opere saranno presentate al pubblico ogni anno la penultima domenica di agosto. Per rispettare un principio di anzianità di acquisizione, la prima edizione parte con i primi quattro artisti incontrati ed acquisiti dai Parolin a partire dai primi anni 2000 (Matteo Basilé, Massimo Catalani, Giacomo Costa e Matteo Sanna) affiancati da tre autori distintisi negli ultimi 12 mesi per la ricerca fortemente legata ai valori del genius loci (Vincenzo Marsiglia, Antonio Barbieri, Roberto Maria Lino).
Nelle edizioni successive si avvicenderanno secondo lo stesso criterio, un gruppo di autori in collezione con artisti di recente incontro. È su quest’ultimo aspetto, l’incontro appunto e su quello di scambio che verte l’esperienza ventennale della collezione Parolin e l’anima di questo progetto.
In un momento storico difficile dove il concetto di humanitas è sottoposto a violente sollecitazioni e l’empatia diviene apatia, gli artisti esposti cercano, ciascuno nel proprio linguaggio, il rinnovamento della coscienza, delle emozioni e dell’identità immergendosi nella natura e confrontandosi con la popolazione locale.
L’approccio trasversale degli artisti ospitati e poi esposti rivelerà non solo la varietà di tecniche e l’ecletticità della ricerca contemporanea ma anche la pari bellezza del risultato conseguito a prescindere dalla natura delle opere.
Il percorso espositivo si apre con un’opera in facciata del giovane Roberto Maria Lino che inaugura in quest’occasione una nuova serie intitolata: Geografia della traccia. L’artista legato al gesto del cucire, metafora e crisma dell’inclusione e dell’unità sociale, realizza per la prima volta uno stendardo a due punte con i tessuti di recupero della gente del posto, introducendo colorazioni inedite nella sua ricerca quali il blu e il giallo ispirate all’architettura e ai blasoni delle Regole Ampezzane.
I tessuti sono ritagliati e uniti nella composizione come pennellate a evocare le radici piu antiche degli alberi, quelle emerse in superficie e visibili intorno al tronco ma anche la forte unione delle radici storiche locali alimentata e mantenuta dalle antiche famiglie dei regolieri. La cucitura eseguita senza interruzione simboleggia la dipendenza degli uni dagli altri: saltando un qualsiasi punto cucito ne deriverebbe il disfacimento dell’intero stendardo.
Salendo le scale verso la terrazza con vista a 360 gradi sulle Dolomiti, l’artista phygital Antonio Barbieri presenta due opere scultoree. In seguito alle escursioni nei boschi e in alta quota, Barbieri decide in quest’occasione di dividere i dati ambientali da quelli cerebrali in due lavori differenti.
La prima scultura realizzata con datasets ambientali è collocata in esterno e parallela all’orizzonte della Croda e del Becco di Mezzodì, mentre la seconda derivata da datasets cerebrali è collocata in casa, all’interno di una torretta molto particolare con tre finestre sulla valle e allineata alla terrazza.
La prima opera detta de natura deriva dall’elaborazione di dati raccolti a Ra Stua in vari punti del Boite, dalla sorgente (piu calma) fino alla cascata (piu potente). Barbieri compara i dati ambientali dei vari tratti del fiume: dalla portata, la qualità, la frequenza dei suoni dell’acqua ai decibel e le note corrispondenti fino al magnetismo delle rocce, della terra e delle sponde. Lungo il percorso raccoglie anche dati della neve che ancora si alterna ai prati già verdi in una stagione di maggio atipica e bellissima per l’inusuale convivenza d’inverno e primavera.
Si aggiungono anche i dati ambientali raccolti presso la Porta del Dio Silvano, dati del terreno relativi alla composizione chimica, all’alcalinità e umidità ma soprattutto dati RGB dei colori, della luminosità, del contrasto e altri codici per generare la palette dell’opera.
La seconda opera detta de homine fa da contraltare con le sue forme derivate da dati cerebrali che Barbieri ha registrato su di sé durante l’escursione a Passo Giau. La contemplazione della Marmolada e delle vette circostanti al tramonto ha suscitato risultati sorprendenti sull’artista e prodotto valori EEG del rilassamento, della concentrazione e della meditazione tutti allineati.
All’interno della casa si trovano le opere: Map Star The World – Cortina di Vincenzo Marsiglia, scatti fotografici delle Dolomiti e di Cortina con Hololens 2, visore di realtà aumentata di ultima generazione; Dolomia 9, 2026 di Matteo Basilé, opera phygital, stampa a pigmenti e fumo + sistema AR; TIME- LAPSE 3, 2018, video-box di Giacomo Costa; Dalla sabbia alla montagna di Massimo Catalani, paesaggi dolomitici eseguiti a spatola su tavola con le sabbie e le terre raccolte durante le escursioni alle pendici delle montagne Ampezzane miste ad un sale fotoluminescente naturale che gli conferisce la nota e particolare virtù di accendersi al buio.
Chiude il percorso e l’esperienza il dittico I custodi del limite di Matteo Sanna, artista sardo legato ai temi della fragilità e del tempo. Sanna utilizza l’acqua dolce raccolta a valle del Lago Limedes e filtrata dal suo limo opaco per realizzare dei lavori su carta sulla scia della serie marina delle Salsedini. Qui come nei lavori precedenti l’acqua diviene strumento narrativo di una memoria storica ma soprattutto emozionale, legata allo scorrere del tempo e all’esigenza di preservarne la memoria.
Si ringrazia Bertani Vini, eccellenza veneta da quasi 170 anni, per il sostegno in quest’iniziativa dedicata all’accoglienza e alla diffusione dell’arte contemporanea nel territorio.
Nicola e Valentina Parolin, Villa “Il Castelletto” a Cortina e una pagina del servizio dedicato all’allora Villa di San Lorenzo dal mensile Novità nel 1959
Villa Il Castelletto, situata poco fuori dal centro di Cortina d’Ampezzo lungo la strada verso Dobbiaco, è una delle residenze più riconoscibili della valle grazie alla sua architettura originale: pianta quadrata, torre laterale rotonda ispirata al castello di Campo Tures, balconi in legno, ferri battuti e persiane dai colori giallo e rosso tipici del Tirolo. Fu costruita nel 1948 su progetto dell’architetto Luigi Vietti per i conti Chiericati Salvioni e rappresenta una delle sue opere più insolite realizzate a Cortina.
Fin dalla sua costruzione, la villa si distinse per il carattere “straniero”, lontano dai modelli tradizionali delle baite alpine. Vietti, convinto che ogni abitazione dovesse essere unica e “su misura”, si ispirò alle case della piccola borghesia tirolese reinterpretandone liberamente gli elementi architettonici. Il risultato fu una dimora originale ma perfettamente armonizzata con il paesaggio ampezzano. La villa riflette anche il forte spirito identitario di Cortina e delle sue antiche “Regole”, da sempre attente alla tutela del territorio. In un contesto segnato dalla trasformazione turistica del Novecento, Vietti riuscì a rispettare e valorizzare la tradizione locale senza rinunciare all’innovazione. Dopo alcuni passaggi di proprietà e un periodo di abbandono, nel 2018 la casa è stata acquistata dagli attuali proprietari veneti, legati da tempo alla valle. Il restauro conservativo, durato cinque anni, ha restituito splendore all’edificio attraverso un attento equilibrio tra tecnologia, tutela paesaggistica e sensibilità storica. Gli interni, un tempo arredati con mobili tirolesi decorati, sono stati reinterpretati in chiave contemporanea dagli architetti Mario Tessarollo, Gianluca Ghedini e dalla designer Paola De Paoli. Oggi la villa mantiene vivo anche il dialogo con l’arte contemporanea, ospitando opere moderne in continuità con la sua storia culturale.
Posted by Roberto Sala
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Genius Loci Cortina d’Ampezzo 2026 - Residenze: Maggio- Giugno 2026 - Apertura al pubblico il 24 Agosto - Prenotazione alla mail: geniuslocicortina@gmail.com - Informazioni: info@nmcontemporary.com












