Da SegnoOnLine - Keita Miyazaki – From Water To Form
Il Museo d’Arte Orientale, Cà Pesaro, e Crea Cantieri del Contemporaneo presentano la personale From Water to Form, di Keita Miyazaki (1983, Tokyo, attivo tra Giappone e Regno Unito), a cura di Pier Paolo Scelsi, Ilaria Cera e Riccardo Freddo, a coronamento di una trilogia di mostre personali dell’artista in Italia tra il 2025 e il 2026, in coincidenza con la 61.ma Biennale di Venezia.
In seguito all’intervento site-specific The Eternal Duality, pensato per il Ninfeo di Villa Giulia, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia nel 2025, e alla mostra The Garden of Vanities, Palazzo Tozzoni, Imola, 2025-2026, l’artista giapponese Keita Miyazaki corona una trilogia italiana presentando la personale From Water To Form, pensata in dialogo con la prestigiosa collezione del Museo d’Arte Orientale, Cà Pesaro, Venezia, nota per contare di un complesso di rari manufatti e opere risalenti al periodo Edo (1603-1868), periodo tra i più prosperi e pacifici ai fondamenti della modernizzazione nipponica. Per la mostra in laguna, l’artista tratta del tema dell’acqua quale metafora di purezza e trasformazione nel suo fluire, tema caro fin dagli esordi quando si avvicina alle pratiche artistiche in seguito allo tsunami che colpì Fukushima nel 2011. Miyazaki avrà modo di consolidare ulteriormente le sue ricerche conseguendo un dottorato di ricerca in fusione di metalli presso l’Università delle Arti di Tokyo e un master in scultura presso il Royal College of Art, che lo hanno portato ad esporre tra Regno Unito – Victoria and Albert Museum and the Daiwa Foundation – in Giappone – MAHO KUBOTA GALLERY – Francia – Palais De Tokyo – ed Italia. A Venezia, la scelta dell’artista si riflette bene nella scelta dell’artista in relazione al contesto lagunare nei confronti del quale l’artista si inserisce in maniera sensibile e site-specifc, contribuendo ad un dialogo anacronistico tra memoria storica ed estetiche contemporanee tra Oriente ed Occidente.
Al Museo d’Arte Orientale, Cà Pesaro, Keita Miyazaki si inserisce tra le vetrine e le sale del museo che ancora preservano in parte, l’allestimento originario Nino Barbantini, realizzato tra il 1926 e il 1928, con degli interventi minimali in un dialogo anacronistico tra i manufatti della collezione, evocando nuove narrazioni e presenze e alternando i registri del quotidiano e delle regalità. L’intervento si sussegue in un crescendo che attraversa le Sale dei Samurai, delle Armi, della Dama, degli Strumenti Musicali, del Corredo nunziale, delle Lacche, e delle Porcellane, culminando in una contemporanea lettura di quella che è la rappresentazione simbolica del valore cavalleresco e del potere tratta da ricerche simboliche e iconografiche.
Tuttavia, la ricerca dell’artista non avviene linearmente, piuttosto per contrasto e straniamenti. Stranianti sono infatti le opere scultoree qui di piccolo formato, che si configurano come assemblaggi derivati dalla rielaborazione di materiali di scarto industriale per tradurli in corpi totemici e poetici. Da ricerche precedenti finalizzate alla sperimentazione di forme organiche dal 2019, Miyazaki si dedica ad una ricerca scultorea e plastica che integra composizioni metalliche spesso tratte da motori di automobili pensati come objet trouvè, saldandoli e fondendoli a delle personali composizioni in carta e feltro reinterpretando la tradizione dell’arte degli origami, enfatizzando il contrasto compositivo che si crea tra materiali metallici ed altri effimeri. Fondendo al contempo, la tradizione delle arti artigianali con una personale interpretazione delle arti plastiche, il contrasto formale delle opere dell’artista è ulteriormente evidenziato dalla scelta delle texture e del colore che le opere assumono: da un lato, le superfici delle componenti metalliche si copre di una patina antica quasi ai limiti di un’archeologia industriale e di un’ estetica della rovina; dall’altro la scelta cromatica-spesso affiancata ad elementi sonori spicca per vivacità e timbro, sottolineando la funzione attiva e la presenza straniante delle sue sculture. In una riflessione tra natura e artificio, le opere di Miyazaki si inseriscono tra gli interstizi delle opere presenti in collezione al Museo d’Arte Orientale, attivando straniamenti anacronistici e suggestivi che proiettano oltre l’idea di documento storico per evocare memorie e nuove narrazioni.
In quest’occasione, la presenza dell’artista non si limita però ai contesti museologici e si estende alla città per raggiungere gli spazi di Crea Cantieri del Contemporaneo, sull’isola della Giudecca, per i quali l’artista presenta una scultura pubblica, modulare, e site-specific. In linea con le ricerche compositive realizzate per i Giardini Imperiali dell’Imperatore del Giappone, Tokyo, e per il Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma, a Venezia, Miyazaki affermando la sua presenza con un omaggio ai cantieri navali della laguna. Di più amplia scale, la scultura urbana si inserisce all’interno di una ricerca plastica che mira a riflettere delle relazioni tra forma e spazio in termini componibili e mutabili in relazione ai contesti. Ecco che alla Giudecca, la scultura di Keita Miyazaki si riconfigura con i suoi assemblaggi componibili e la sua vivacità cromatica, rendendo omaggio alla tradizione artigianale e celebrando l’identità di Venezia che celebra la 61.ma Biennale d’Arte.
Keita Miyazaki – From Water To Form
a cura di Pier Paolo Scelsi, Ilaria Cera e Riccardo Freddo, e con la direzione scientifica di Elisabetta Barisoni, Marta Boscolo Marchi, Daniele Ferrara, Stefania Portinari
La mostra è promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo d’Arte Orientale, Galleria Rosenfeld e CREA, Cantieri del contemporaneo e ha il patrocinio del Consolato generale del Giappone a Milano e della Japan Foundation.
9 maggio > 13 settembre 2026 - Museo d’Arte Orientale di Venezia – Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076 Venezia
- Posted by Sara Buoso
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