Se un mattino d’estate un viaggiatore – mosaici a Spilimbergo
In una piccola città friulana la grande tradizione del mosaico viene preservata e sviluppata, con sorprendenti aperture e applicazioni all’arte contemporanea: una mostra ora in corso offre un’ampia visione d’insieme.
Se, in un giorno d’agosto, dalla cassa delle domande oziose se ne pescasse una sulla possibilità di antichi maestri dell’arte contemporanea, una risposta efficace la si potrebbe trovare a – Spilimbergo. L’appartata cittadina ospita infatti la Scuola Mosaicisti del Friuli, dove in questo periodo, oltre a un ben composto omaggio alla poliedrica arte di Nane Zavagno, che fu (anche) mosaicista, è in corso Mosaico&Mosaici, una mostra periodica che seleziona e presenta opere eseguite nel corso dell’anno accademico appena concluso dagli allievi della storica istituzione friulana.
Le opere, realizzate sotto la rigorosa supervisione dei docenti, sono esposte nel contesto di una straordinaria collezione permanente di mosaici realizzati e preservati lungo gli oltre cent’anni di vita della scuola. Davvero i mosaici sono presenti ovunque, dalle pareti lungo i due piani dell’arioso edificio alle pavimentazioni che partono dal cortile esterno, dove, oltre a una nuova superficie di 1.300 mq dedicata alla flora e fauna locale appena completata a tecnica diretta, perfino le panchine sono ricoperte da tappeti di tessere minute, e seduti sulle quali si possono ammirare sculture musive – per la cronaca, anche i QRCode che accolgono i visitatori all’ingresso della sede sono realizzati a mosaico.
La SMF gode di fama mondiale, come dimostrano le oltre venti nazioni da cui al momento provengono gli allievi, ma, come spesso accade in Italia con eccellenze antiche, si tratta di una notorietà che molto più riluce all’estero: vale quindi dare almeno brevemente conto di una mostra che s’è iniziata a visitare con la vaga aspettativa di un semplice saggio di fine anno, e da cui si è usciti con una sensazione di quieta vertigine.
In un’alternanza di sale espositive e aule attrezzate in cui domina la rigorosa semplicità di una tecnica che da migliaia di anni resta fedele al taglio manuale delle tessere con una martellina, frammiste a rigorosi omaggi a tecniche e soggetti di mosaici antichi scorrono giocose re-interpretazioni di iconiche immagini contemporanee – agli allievi del primo anno è stata assegnata un’interpretazione collettiva delle figurine danzanti di Keith Haring, esposta poco lontano da un precedente minutissimo omaggio ad Alighiero Boetti – e opere autenticamente nuove, alcune almeno delle quali sorprendono per un’inattesa a-temporalità. Sperimentazioni con la modellizzazione 3D, per esempio, hanno permesso di realizzare figure plastiche e maschere su cui i mosaici scorrono come una pellicola, la cui stupefacente fluidità fa sul momento dimenticare la natura frammentata e laboriosa del lavoro che ha richiesto. Il vertice di una simile illusione di leggerezza materiale si osserva però in un’altra saletta, dove, accompagnate da ispirate citazioni letterarie, pendono dalle pareti o distese su alcune colonnette una serie di stoffe mosaicate, lasciate con studiata noncuranza a sorprendere lo sguardo di passaggio per la loro uniforme organicità: i giovanissimi autori di questa sartoria di pietra, leggo dall’accurato catalogo che ripercorre tutte le produzioni dell’anno, sono Giulia Menegon, Veronica Pessotto, Spyridon Votsis e Chiara De Stefano.
Si diceva, all’inizio, di antichi maestri e arte contemporanea, e a ripensarci la questione va riformulata: più semplicemente, conviene essere grati per una mostra di maestri contemporanei di un’arte antica, capace di mostrare quanto possa mirabilmente traversare i tempi.
Mosaico&MosaiciSe un mattino d’estate un viaggiatoreSpilimbergo
Luca Arnaudo: è nato a Cuneo nel 1974, vive a Roma. Scrittore e critico d'arte, ha curato mostre presso istituzioni pubbliche e gallerie private, in Italia e all'estero. Il suo libro più recente è In cammino. La storia di Marian Anderson e del concerto che cambiò l'America (Andante 2024)
Posted by Luca Arnaudo
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