Selezione articoli dal Corriere delle Alpi: 1) - Il primo giorno da presidente di Stefani. 2) - I due vincitori e uno scenario che è cambiato
Il nuovo presidente del Veneto alla residenza assistenziale padovana della Fondazione Oic commenta il risultato elettorale: «Il modo migliore per festeggiare è mettersi a lavorare.
1) - I veneti hanno scelto una rivoluzione gentile, fatta di ascolto, realismo, analisi dei dati, rispetto delle persone e dei loro bisogni.
«Il modo migliore per festeggiare è mettersi a lavorare». Con queste parole Alberto Stefani, all’indomani dello straordinario risultato elettorale, di buon mattino si è presentato agli ospiti e al personale della Civitas Vitae “Angelo Ferro”, residenza assistenziale padovana della Fondazione OIC.
«Il titolo del nostro programma elettorale è ‘Veneto, una Comunità’», ha dichiarato a margine dell’incontro, «e devo ammettere che qui ho trovato vita vera e una straordinaria Comunità di persone, vivaci e impegnate in numerose attività. Non solo gli ospiti con cui ho parlato sono perfettamente informati della situazione politica veneta, si sono complimentati per l’elezione e per il risultato raggiunto dalla nostra squadra. Un risultato storico che abbiamo centrato anche per aver scelto di mettere il Sociale al primo posto del programma. Quella che i Veneti hanno scelto è una rivoluzione gentile, fatta di ascolto, realismo, analisi dei dati, rispetto della persone e dei loro bisogni. E che auspico stimolerà sempre di più la partecipazione degli elettori, specialmente dei giovani».
Al termine della visita, Stefani ha anche tracciato una prima analisi del voto: «I numeri sono chiari: oggi commentiamo la vittoria con lo scarto più alto di questa tornata. Con più del 64% dei consensi abbiamo superato di 8 punti il dato del centrodestra alle politiche del 2022. Merito del lavoro di squadra, delle numerose preferenze raccolte da Luca Zaia e dagli altri candidati di tutta la coalizione e pure di una scelta coraggiosa: quella di affrontare temi nuovi, dimostrando che sociale, ambiente e sanità non sono proprietà di qualcuno, ma possono essere affrontati anche dal centrodestra, con pragmatismo e attenzione».
2) - Tutti ripetono che Zaia oggi può candidarsi a tutto, presidente della Camera o ministro o leader della Lega. Ma forse a Zaia interessa di più essere doge a Venezia che secondo a Roma.
Da ieri il Veneto ha due leghisti proiettati da protagonisti sulla scena nazionale: Alberto Stefani e Luca Zaia. Dal 1995 alle elezioni regionali in Veneto nessuno ha mai vinto con una percentuale superiore ad Alberto Stefani, nemmeno Luca Zaia nel 2010 e nel 2015, nemmeno Giancarlo Galan nei precedenti turni. Solo Zaia nel 2020 aveva fatto di meglio. Servono i raffronti per posizionare i fenomeni. E sicuramente Stefani, per pacatezza di stile e contenuto di programma, ha incontrato largamente il gradimento dell’elettorato veneto. Un altro leghista a guidare il governo regionale a Palazzo Balbi.
Ma i vincitori delle elezioni sono due, in effetti. Chiarissima anomalia. Uno è Stefani, l’altro è indiscutibilmente Luca Zaia, che in termini di preferenze personali ha letteralmente trionfato e contributo in misura determinante al risultato finale. Basti dire che, all’annuncio della sua candidatura a capolista della Lega, secondo un paio di sondaggi rimasti riservati, le quote di voti attribuiti al partito fondato da Umberto Bossi e quelli assegnati a Fratelli d’Italia erano, in sostanza, pari. Dalle urne di ieri, invece, emerge che la Lega in Veneto ha un patrimonio doppio rispetto a quello di FdI. Altra comparazione, utile a comprendere i fenomeni. Alle ultime elezioni europee, ossia l’ultimo test politico, FdI valeva fra Garda e Tagliamento il triplo della Lega. Chiamiamo in causa le Europee perché le Regionali hanno un significato prettamente politico. Un chiaro indicatore del seguito di Zaia stava in un altro sondaggio, realizzato da Youtrend nei giorni scorsi, secondo il quale oltre i 3/4 dei veneti esprimevano un voto positivo rispetto al governo regionale uscente. Lo stesso sondaggio, calato su Campania e Puglia, dava esiti del tutto dissimili e comunque al di sotto della metà del campione. Perché in generale il potere logora (anche) chi ce l’ha e De Luca come Emiliano avevano seminato pure ampie divisioni nel corpo sociale campano e pugliese. Tutt’altra storia quella del legame tra Zaia e quello che lui definisce “popolo veneto”. Una identificazione, capace di andare al di là degli schieramenti e di superare anche il logoramento implicito in 15 anni di governo.
A questo punto si aprono per Stefani e per Zaia due partite nuove, largamente impreviste. Stefani è alle prese con la formazione di un assetto di governo a partire dai rapporti di forza reali emersi dalle urne e non dalle supposizioni: ne potrebbe derivare la volontà di strappare i patti pre-elettorali con relative spartizioni quanto agli assessorati e alla cascata di nomine connesse alla Regione (per esempio: le Direzioni delle aziende sanitarie, che valgono 3/4 del bilancio e cospicua parte del consenso). Ma poi, i dati di ieri proiettano possibili effetti anche sulle prossime tornate elettorali. Parliamo, in particolare, delle amministrative che investono il capoluogo del Veneto. Fino a ieri pareva inimmaginabile che potesse essere leghista anche il sindaco di Venezia. Tutti ripetono che Zaia oggi può candidarsi a tutto, presidente della Camera o ministro o leader della Lega. Ma forse a Zaia interessa di più essere doge a Venezia che secondo a Roma.
articolo di Paolo Possamai












