Selezione articoli dal Corriere delle Alpi - Il clima sta cambiando la montagna: «Il rischio è sempre più elevato»
Parla Gianni Frigo, che fa parte del Comitato scientifico centrale del Cai: «In estate il tempo cambia in fretta, i nubifragi creano pericoli improvvisi. In caso di soccorsi per evidenti imprudenze bisogna far pagare il ticket»
Crolli, distacchi, frane, colate, strade interrotte, residenzialità a rischio. Ma non solo. Anche nuovi rischi per chi sale in montagna per svolgervi attività ricreative: escursionisti, alpinisti, sciatori. «Il clima è in profondo cambiamento», sottolinea Gianni Frigo, presidente del Comitato scientifico centrale del Cai.
«Bisogna tenerne conto. Non si possono programmare gite specie se in ambienti impegnativi, senza tenere in debito conto le condizioni meteorologiche quando si sa – o si dovrebbe sapere – che da qualche anno il rischio di trovarsi in situazioni critiche, che possono risultare pericolosi per la persona e per l’ambiente in cui si trova, è diventato più frequente. Per non parlare della neve che si trova ancora in quota e che persone inesperte non si rendono conto quanto possa allungare i tempi di percorrenza. O delle temperature che possono crollare anche di una decina di gradi in pochi minuti, nel caso di un temporale, trasformando una semplice passeggiata in una esperienza molto rischiosa da affrontare se non si sa come farlo».
Rischi che coinvolgono anche i soccorritori che intervengono in aiuto. Soccorsi che vanno pagati quando non sono di carattere sanitario e non si ha l’assicurazione di sostegno? Il dibattito è aperto e Frigo coltiva l’opinione («personale», precisa), che sì, «l’escursionista incauto debba pagare almeno una certa quota».
Perché – come si è verificato in questi giorni sulle Dolomiti – troppi sono i “passeggiatori improvvisati” che si cacciano incautamente in situazioni di pericolo, ponendovi anche i volontari del Soccorso.
Dunque? «Le persone dovrebbero essere in grado di valutare quali sono gli itinerari che possono affrontare in relazione alla loro preparazione fisica, alla conoscenza dell’ambiente, all’abbigliamento, alle attrezzature. Invece, purtroppo, abbiamo un sistema social che li spinge ad avventurarsi allo sbaraglio…».
Magari fino a farsi soccorrere. «E qui non ci piove: il soccorso è dovuto, in ogni caso. E il ticket copre tutto se ci sono i presupposti (quelli sanitari li accerta il medico del soccorso). Ma se nella persona soccorsa si riscontra che non c’è stata l’attenzione dovuta e che quindi può avere delle responsabilità, causate per esempio all’imprudenza o all’imperizia, è mia opinione personale che un ticket vada comunque pagato, se non l’intero costo dell’intervento.
E questo perché sono dell’idea che si impara dai propri errori, soprattutto se costano qualcosa. Una persona deve essere cosciente quando si mette a rischio; deve sapere a cosa può andare incontro. E che a causa sua ci sono persone che potrebbero porsi in condizioni di rischio per salvarlo. Quindi è legittimo il ticket. Il problema, semmai, sarà poi definire esattamente qual è la situazione in cui questo contributo vada applicato».
Detto questo, per Frigo bisogna implementare la cultura della sicurezza. Il Cai e il Soccorso alpino lo fanno con le scuole, , i corsi, le conferenze, le pubblicazioni con le azienda sanitarie, ma bisogna ampliare questa platea, comprendendo anche gli operatori del turismo ai vari livelli, dai tour operator agli alberghi, ristoranti, a tutte le associazioni che operano nel settore. «Avendo coscienza, in ogni caso, che il rischio zero non esiste».
Ma adesso il rischio a cui siamo sottoposti non è quello a cui siamo preparati perché ci siamo staccati talmente tanto dalla realtà naturale che, quando ci torniamo, non riusciamo più a leggerla, insiste il dirigente Cai nella sua riflessione.
«Non riusciamo a prevederla, non riusciamo a intuirla. Dobbiamo tornare un passo indietro prima di immergerci in essa. Gli ambienti delle Dolomiti non sono di sicuro a quelli dove si va a fare una passeggiata fuoriporta. È proprio vero: bisogna fare il passo secondo la nostra gamba. Quando vado nelle scuole dico sempre agli studenti: se siete passeggiatori, non improvvisatevi escursionisti d'alta quota. Se siete escursionisti d’alta quota, ricordatevi che non siete dei rocciatori. Se siete dei rocciatori, ricordatevi che non tutte le pareti sono uguali». Quindi? «Quindi ci sono attività che si possono affrontare con il più alto grado di sicurezza solo se ci si prepara per fare quel tipo di attività e se si è formati e attrezzati».
_______________________________
articolo di Francesco Dal Mas











