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"Uno YouTube da laboratorio"

Chi dice che la scienza annoia? Su “SciVee” le scoperte sono uno show

7/5/2008 - FILMATI, PUBCAST, CHAT: E’ UN SUCCESSO LA NUOVA PIATTAFORMA PER DIVULGARE CON I MEDIA PIU’ AVANZATI

NICLA PANCIERA Piace agli scienziati, che sperano così di dare visibilità ai propri risultati, ma anche di accrescere la propria fama, e alla gente comune sempre più curiosa di gettare lo sguardo dietro le quinte della ricerca scientifica. E’ il sito «SciVee» (www.scivee.org), ribattezzato da subito lo «YouTube della scienza», una piattaforma cross-mediale per la condivisione delle ricerche che era stata pensata inizialmente come strumento di visibilità e aggiornamento per gli scienziati, ma che immediatamente è stata affollata anche dai non specialisti, come insegnanti, studenti, giornalisti e gente comune. Usciti dai loro laboratori, a loro agio davanti alle telecamere, ricercatori e ricercatrici ci mettono la faccia: acconciature perfette e camicie stirate, si improvvisano divulgatori e sperimentano nuove forme di comunicazione: pubcast, open source, condivisione delle informazioni e reti di relazioni, che spesso diventano relazioni interpersonali, sono le parole d’ordine di questa iniziativa nata da un anno e già diventata risorsa irrinunciabile per migliaia di studiosi e appassionati di tutto il mondo.

«Abbiamo iniziato ad accettare video e articoli da pubblicare il 1° agosto dell’anno scorso e dopo sole due settimane ci siamo trovati a dover rispondere a migliaia di mail di commenti e suggerimenti», racconta Apryl Bailey, production manager di «SciVee», il sito nato in California grazie alla Public Library of Science (PLoS), alla National Science Foundation e al San Diego Supercomputer Center. «Non avevamo ancora lanciato la versione alpha, quando, dopo un articolo apparso on-line, le visite hanno raggiunto quota sei milioni. Per noi fu uno shock vero e proprio. Un’esplosione inaspettata. In dicembre, lo stesso giorno in cui rilasciammo la versione beta, CNN e Usa Today parlarono di noi e “SciVee” registrò oltre otto milioni di contatti, soprattutto da parte del vasto pubblico di non scienziati».

Eppure l’inizio era stato in sordina. «Avevamo contattato gli autori degli articoli in uscita su Plos e un team di ricercatori della California, invitandoli a registrare i pubcast, brevi video di spiegazione delle ricerche con il testo dell’articolo che scorre a fianco. Non potevamo prevedere la reazione all’iniziativa, che è stata entusiastica. Con naturalezza, lasciati in laboratorio i tecnicismi, gli scienziati hanno raccontato davanti alla telecamera i risultati dei loro studi con creatività e anche con stile». Oggi gli utenti sono soprattutto i ricercatori delle grandi università statunitensi e canadesi, ma si trovano anche gruppi in lingua spagnola e una rivista on-line italiana, «Le Scienze Web News».

Di colpo, così, si spalanca un nuovo modo di comunicare. E infatti solo una piccola percentuale sembra non amare il progetto, turbata dall’idea che un filmato rimpiazzi un articolo. «Non è così - precisa Apryl -. I video su “SciVee” intendono coinvolgere, suscitare interesse e voglia di approfondire una ricerca, che, forse, sarebbe passata inosservata tra migliaia di pubblicazioni: permettono di comunicare in modo diverso, svincolato dalle necessità del linguaggio specialistico tipiche degli articoli, che sono comunque disponibili on line e che vengono letti di più, se accompagnati dalle immagini».

Un’accoglienza inaspettata, quindi, per un’iniziativa che per prima ha intercettato il bisogno di condivisione del sapere e di abbattimento delle distanze. «Non a caso “SciVee” h

 

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