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Green Deal Cadore 2030, un patto condiviso per progettare il Cadore dei prossimi anni e fermare lo spopolamento

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La prima presentazione avverrà venerdì 25 settembre alle 17.00 all’auditorium Cosmo di Pieve di Cadore, Belluno

“Green deal Cadore 2030” è un progetto ambizioso intrapreso dalla Magnifica Comunità di Cadore: un Nuovo Patto per il Cadore che ha l'aspirazione di coinvolgere tutti i soggetti per immaginare e per costruire il Cadore da qui a dieci anni, nella consapevolezza che, proprio in questo tempo di crisi, è necessario avere una visione condivisa del futuro possibile nel segno della sostenibilità.

A questo scopo il Consiglio della Magnifica Comunità ha creato l'Assemblea dell'Alleanza per il benessere del Cadore: un gruppo di persone che ha il compito di guidare il processo di costruzione del piano strategico, sensibilizzando e coinvolgendo via via un sempre maggior numero di cadorini e non solo. Cosa sarà del Cadore tra 10, 20 o 30 anni? La prima presentazione pubblica, alla quale sono stati invitati tutta una serie di portatori di interesse in rappresentanza delle Istituzioni, del mondo economico e del Terzo settore, è prevista alle 17.00 di venerdì 25 settembre in auditorium Cosmo a Pieve di Cadore.

“Il compito della Magnifica Comunità di Cadore - spiega il presidente Renzo Bortolot - sarà quello di accendere il motore dello sviluppo, di creare un piano di collaborazione tra tutti i soggetti che operano sul territorio. La Magnifica non si sostituirà ad altri soggetti, non realizzerà iniziative che sono prerogativa di altri. Ognuno ha il suo ruolo, con le proprie competenze. Il compito della Magnifica Comunità è avviare il motore dello sviluppo, coordinare ed agire in modo armonioso per creare la collaborazione tra tutte le componenti territoriali”.

“Al territorio - prosegue Bortolot - si chiede di accendere le tre energie generative che sono: la fiducia di ogni soggetto negli altri soggetti; la speranza in un domani che sarà migliore se, tutti insieme lavoreremo per raggiungere i traguardi che ci prefissiamo e poi il coraggio della sfida che ci consente di rialzarci da una situazione critica per intraprendere un nuovo inizio. Mai come in questi decenni tante persone si sono allontanate dal Cadore e mai come ora il Cadore è così vecchio. E’ malato di spopolamento e si è fermato. E’ indispensabile rianimarlo e cambiare rotta.  E a guidare il cambiamento devono essere i Cadorini. Altrimenti altri decideranno per il Cadore. Pensare che dopo la crisi tutto tornerà come prima, che conviene stare fermi aspettando fatalisticamente che qualcuno ci risolva i problemi significherebbe tradire la nostra storia e predisporci al fallimento. Abbiamo bisogno di una nuova stabilità all’insegna della crescita. Abbiamo il dovere di immaginare il Cadore di domani, «metterlo a terra» e iniziare a costruirlo. Per fuggire al declino è necessario correre verso la crescita e i primi a vedere il sentiero della vita del Cadore e a crederci dobbiamo essere noi cadorini”.

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