Jenny Saville e la centralità della pittura: quando il corpo diviene l’immagine umana contemporanea - Da SegnoOnLine
La Galleria d’Arte Moderna di Cà Pesaro apre le porte ad una grande mostra tutta dedicata a Jenny Saville (classe 1970) in occasione della 61^ Biennale di Venezia.
- Posted byRoberto Facchinelli
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Saper vedere la grande pittura oggi significa anche saper evidenziare le grandi personalità che negli ultimi venti o trent’anni hanno saputo rivoluzionare, reinventare, evolvere o rivisitare temi e argomentazioni con nuovo piglio e originalità; tra ricerca e sperimentazione, fra tradizione e innovazione.
Jenny Saville è sicuramente un nome giustamente osannato e consacrato dalla critica come tra le artiste maggiormente influenti nel mondo della pittura contemporanea. Una collaterale, quella di Cà Pesaro, che pone al centro non solo l’arte di Saville ma a sua volta la pittura e la sua resilienza; un evento che pronuncia la storia pittorica della grande artista brittanica e ne riflette la reinvenzione che Saville è riuscita a ottenere con tenacia e assoluta padronanza tecnica.
Molte parole si sono spese per l’arte di Jenny Saville ma sicuramente e fuori di dubbio che la sua importanza storica deriva dall’essere riuscita a far rivivere e far ripalpitare di nuovo la pittura. L’arte della pittura non riusciva cioè a riemergere e a ricollocarsi al centro dell’attenzione mediatica e creativa in modo fermo e costante; dopo Alberto Giacometti, Lucian Freud e Francis Bacon sembrava essersi tutto fermato e a fatica si riuscivano a vedere vie d’uscita, se non quella della Transavangurdia, per una nuova pittura che sapesse far di nuovo parlare l’immagine figurativa e/o figurale.
Jenny Saville. Ca Pesaro Venezia, 2026. Foto Irene Fanizza
Una mostra questa di Venezia che si apre a “ventaglio” trattando la storia artistica della pittrice cogliendo già dai primissimi anni Novanta evoluzioni e trasformazioni salienti della creazione pittorica di Saville. L’entusiasmo verso l’arte di Saville è stata tanta; si è arrivati anche ad affermare che in questa operazione pittorica è possibile trovare una nuovo “umanesimo contemporaneo”. Ma in quale senso si può parlare di Umanesimo oggi in riferimento alla pittura di Saville? La matrice pittorica di Saville non nasce da visioni neorinascimentali ma da visioni esistenziali dentro la nudità del corpo. Un approccio quello di Saville tale da richiamare sia l’umanesimo che un certo antiumanesimo. Guardando le sue prime opere diventare simbolo della sua arte è facile riscontrare tracce di pittura derivate da Lucian Freud. In Saville però vi si trova una vena maggiormente surreale e un’attenzione iperrealista dei particolari e non solo: nuove valenze concettuali si compenetrano, sia nella composizione che nelle pose. I suoi dipinti sono monumentali: il colore è sovrano, ci sovrasta, ci accerchia, ci ipnotizza come pochi, dove corpi, per lo più nudi femminili, evidenziano tutta la loro presenza carnale, tutta la loro prepotente esistenza in un fremito di incertezze, solitudine e dolore interiore inespresso. Il colore abbraccia la tonalità dove i gialli e gli ocra sono protagonisti come nella pittura di Lucian Freud; il colore freme, palpita, risuona e si rapprende in alterità spaziali e compositive spesso inaspettate e monumentali. Questo periodo degli anni Novanta fa da spartiacque e apre un nuovo modo interpretare l’arte figurativa e l’immagine stessa del corpo in pittura. Il periodo artistico seguente di Saville prosegue nella monumentalità ma lascia spazio alla pittura timbrica con colori più accesi maggiormente saturi e squillanti. Qui pare emergere più l’incidenza di Francis Bacon dove i colori aprono nuovi scenari e dove la gestualità implica nuovi modi di interagire con il corpo stesso di chi realizza e di che inventa: un campo di battaglia dove il sentire l’atto pittorico e come sentire il proprio corpo risuonare nella tela e nello spazio-colore in un turbinio di accadimenti fra campiture, gocciolature, segni, sedimentazione, gestualità. È una paradossale ma attualissima visione dell’esistenza umana: figure ingrandite, ritratti spietati; magari dopo o durante un’operazione chirurgica. La padronanza tecnico-visuale di Saville è talmente alta da lasciarci senza parole e in silenzio di fronte alla tela per una riflessione interiore che sicuramente ci apre a nuovi orizzonti interpretativi di cosa può essere la grande pittura oggi.
La fase più recente della pittura di Jenny Saville e se vogliamo quella più vicina a noi in senso temporale è una fase altrettanto interessante in cui l’artista ha saputo riprendere l’arte del passato e immetterla come gradiente che crea nuova alterità e nuova spazialità. Le citazioni non mancano sia esse compositive sia esse formali; il segno a volte è quello meravigliosamente picassiano soprattutto quando la pittura interagisce con il disegno e con il non finito. Le immagini riprese da un Leonardo da Vinci e temi prettamente rinascimentali riemergono per far riconnettere ben altro contenuto. La composizione si replica, si muove e si ribadisce con spazialità alternative in una sorta di cubismo figurale. L’autrice si dipinge e si ritrae con la propria prole in pose movimentate, disagiate, frementi. Nulla di pacato quindi; l’equilibrio rinascimentale è qui perso in un labirinto esistenziale; un vortice che appare assai più vicino alla fiamma compositiva di un certo manierismo dissonante e allucinato. È quindi allora plausibile parlare di nuovo umanesimo contemporaneo? Dipende da che punto di vista vediamo questa affermazione e da che punto di vista la si vuole considerare. Se vediamo la ripresa del corpo umano come emblema di rimettere o di riconsiderare la vita umana nuovamente al centro dei nostri pensieri allora la risposta può essere affermativa. Ma ad un’analisi attenta è giusto allora considerare che in Saville non vi è nessun nuovo antropocentrismo ma una visione aperta alla libertà del corpo e dei suoi bisogni per una visione, questa sì, nuovamente umana. Se l’antiumanesimo in sostanza criticava l’idea antropocentrica dell’Uomo e la sua supremazia rispetto al suo rapporto con la Natura, Saville critica il perbenismo, la visione generalizzata e generalizzante dove la figura umana deve essere rivissuta, ripresa, riaffermata in tutte le sue sfaccettature più nascoste, intime e viscerali.
Jenny Saville. Ca Pesaro Venezia, 2026. Foto Irene Fanizza
La pittura di Saville si può allora, forse, definire umanista nel momento in cui crediamo che sia potentemente capace di trovare e ritrovare nel corpo e nella corporeità quel calore perduto e quelle vicinanze che per noi rimangono essenziali per riuscire a sopravvivere nella nostra ripetuta e stereotipata quotidianità. Nella visione strettamente legata al concetto di forma Saville ha poi saputo coniugare il racconto figurativo e l’alterità spaziale più marcatamente figurale abbracciando senza pregiudizi l’espressionismo astratto. E senza nessuna restrizione, la sua pittura ci sa portare dentro un mondo monumentale capace di stordirci fino a ripensare e riprendere le nostre più intime e necessarie libertà interiori.











