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Nella chiesa parrocchiale di Anzù un presepe che merita una visita

Il presepe di Anzù

Una realizzazione di Franco Giordano anche con l’aiuto di alcuni paesani. Una passione che dura da oltre 35 anni e una grande creatività e manualità.

Franco Giordano, residente ad Anzù di Feltre, è un infermiere in pensione; non ha mai fatto mistero della sua passione per i presepi. Aveva cominciato a realizzarli, oltre che nella cappella dell’ospedale, nella chiesa parrocchiale del suo paese, ogni anno con creatività e manualità sempre più incredibili. «Al presepe comincio a pensare nel momento in cui smonto quello dell’anno precedente. Durante le mie escursioni sul Grappa o in località come Sappada, dove c’è una grande tradizione per i presepi, raccolgo legno, sassi, reticolati risalenti alla prima guerra mondiale, radici e deposito tutto in una baracca per poterlo utilizzare quando occorre. E' tutto materiale povero, quasi scarti», tiene a precisare.

Quest’anno ha preso spunto da un laghetto del Vincheto per riprodurlo nel presepio, dove compare fra l’altro una barca in riposo e un molo. «Avevo in mente di far scorrere l’acqua, ma poi ho rinunciato per via di alcuni problemi tecnici, che avrebbero richiesto una presenza continuativa».
Ad essere riproposto è anche l’arco dell’ospizio di san Vettoret, costruito da Fiobono de’ Bovi nel 1286: un tuffo nella storia passata per non dimenticare il senso di ospitalità e di accoglienza che esisteva a Feltre fin dalla fine del secolo XIII.
Poi ci sono i muri a sasso, le staccionate, le casette, i pastori con i mantelli di stoffa recuperata nelle gallerie del Massiccio del Grappa, oltre ovviamente alla grotta della Natività. E' un lavoro casalingo che dura mesi: per fare una sola casetta con il tetto a scandole, portoni, finestre, balconi, serramenti, tavole, sedie e suppellettili ci vuole del tempo, anche più di un mese. Poi, la fase successiva, più semplice, quella del montaggio e dell’assemblaggio, dura pochi giorni.
«Ma da soli si fa poco», fa presente Giordano che ringrazia Silvio, Luca, Mauri e Mirto che da anni lo affiancano in questa avventura natalizia.
«Quando ho finito di realizzare il presepe, provo una grande soddisfazione, che condivido con il mio gruppo». Questa è la molla che lo spinge a rinnovare anno dopo anno un impegno non indifferente e non c’è nulla che lo faccia desistere dai suoi propositi, neppure la pandemia, che avrebbe consigliato di rinviare impegni di questo genere a tempi migliori.

Chi finora ha potuto visitare questo presepe, ha assaporato l’atmosfera particolare di quiete, di serenità e di sacralità che sa suscitare. Questo ripaga Giordano dei non pochi sacrifici e lo stimola a rinnovare una tradizione religiosa che è ancor viva nel cuore e nella memoria storica di tante comunità.

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