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NORI - opere di Mirella Brugnerotto

2 – 24 giugno 2012 (sab. dom. e festivi: 10.30 -12.30/16.00 – 19.00)

La presentazione della mostra si terrà sabato 9 giugno alle ore 18,
con intervento di Isabella Panfido.

Mirella Brugnerotto, titolare della cattedra di Decorazione
all'Accademia di Venezia, è chiamata da anni ad in un'intensa
attività espositiva sia in Italia che all'Estero. Da segnalare che
nel 1986 e nel 2011 ha esposto, su invito, alla XLII e alla LIV
Biennale di Venezia. Numerose sono le pubblicazioni che documentano e
studiano la sua produzione artistica.

A Feltre propone una serie di opere che sintetizzano la sua ricerca e
coprono uno spazio temporale abbastanza ampio, rendendo l'esposizione
particolarmente significativa del suo percorso artistico.

Anche partendo dal titolo della mostra, "NORI", nome di una alga
molto utilizzata per l'alimentazione quotidiana in particolare in
Giappone, si possono avviare delle riflessioni sull'opera di questa
artista trevigiana. Un'alga non ha un corpo rigido, è estremamente
duttile e alla fine diviene una poltiglia. Potrebbe già essere una
metafora dell'arte nel quotidiano e della dissoluzione del nostro
quotidiano che spesso assurge a motivo di base della pittura di
Mirella Brugnerotto. Qui si può cogliere l'ostinazione nel
rappresentare la persistenza dell'effimero, del temporaneo, di quanto
si deteriora in fretta, insomma di tutto quello che ruota entro il
vortice dei nostri giorni e nei nostri fosfeni serali scintilla. In
queste opere vi è una realtà che resiste anche se ormai ridotta a
grovigli di segni – colori, è una materia che non riesce a
stratificare perché ogni suo componente, sia esso terra, acqua,
fuoco, luce, ma anche carta, metallo, legno, non accetta
l'immobilità, non accetta di concedersi alla quiete se non
fugacemente, quel tanto che basta per una registrazione. Dinamicità e
ironia si intrecciano, poi, testimoniando la precarietà, ma anche
l'imperfetta decifrabilità, della vita che Mirella riflette in
diverse tappe del suo percorso. L'artista raccoglie, per poi
disseminare, i tanti oggetti di cui ogni giorno ci circondiamo:
scatole, elettrodomestici, ma anche pensieri e segnali, frammenti di
luoghi e occasioni. Un catalogo che, nella sua ricognizione, potrebbe
apparire la trincea nella quale l'artista si ripara o un impetuoso
schedario di emozioni, mentre in realtà quelle immagini rappresentano
tanti tradimenti della buona fede della stessa Brugnerotto. La
denudano, infatti, agli occhi altrui, la svelano forse più di quanto
lei stessa vorrebbe. Questo perché, come disse McLuahn, gli oggetti
che usiamo, gli abiti che indossiamo, le protesi che ci aiutano a
vivere sono solo un prolungamento della nostra personalità. Gli
oggetti della quotidianità vengono ri/creati da Mirella Brugnerotto,
ma hanno bisogno di un titolo, come fosse una cornice entro cui venire
circoscritti, almeno per il tempo in cui il visitatore fruisce della
loro visione e può entrare nell'immaginario, ma anche nel vissuto, in
pratica nell'intimo dell'artista. Dentro questa cornice rimangono
sospesi il caos e la provvisorietà di una d/evoluzione interrotta a
beneficio di un attimo. C'è qualcosa in quest'arte che ricorda
Schifano e la pop art, ma qui il quotidiano non è gioia bensì ironia
disperata, quasi violenta, per quei segni decisi e per quei colori
quasi aspri: vi è il mondo che si sta disfacendo, preda di
un'elettricità, di un vortice che lo distrugge e non si/ci salvano
gli oggetti, i nostri feticci consolatori. Stiamo soffocando nei
nostri consumi, mentre corriamo da un'altra parte, comunque sia,
sicuramente verso una meta che nessuna mappa ha ancora segnato con
certezza.

(Giovanni Trimeri)

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