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Padova gioiello Unesco grazie a Giotto e il ciclo pittorico del Trecento

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Dopo il sigillo all’Orto Botanico, un altro riconoscimento grazie agli otto luoghi simbolo riconosciuti come patrimonio dell’Umanità, dagli Scrovegni al Palazzo della Ragione

PADOVA. Dopo lo scampato pericolo di Venezia, che l’Unesco minacciava di inserire in black list per il problema delle Grandi Navi, Padova risolleva il Veneto con un secondo sigillo, dopo quello del suo magnifico Orto Botanico, qui il sito.
Il World Heritage Committee, riunito in streaming tra Parigi, Roma e la Cina, ha infatti inserito Padova e il suo ciclo pittorico trecentesco nella lista dei siti considerati Patrimonio dell’Umanità.
La candidatura di Padova era l’ultima nell’agenda del Comitato, riunito on-line con il portavoce e la dirigenza a Fuzhou (città cinese che avrebbe dovuto ospitare l’intera sessione se non ci fosse stato il Covid), gli uffici della sede parigina dell’Unesco e ogni Paese collegato dal proprio ministero della cultura (per l’Italia Roma, in via del Collegio Romano, presente il sindaco Sergio Giordani assieme alla sottosegretaria con delega all’Unesco Lucia Borgonzoni).
Il sindaco Sergio Giordani in collegamento streaming dal ministero a Roma ha esultato con la “sua” Padova, collegandosi al maxischermo allestito al Palazzo della Ragione e rivolgendosi così ai suoi concittadini e concittadine.

DRAGHI: orgoglio Italia
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha dichiarato: «La proclamazione dei cicli di affreschi del XIV secolo di Padova a Patrimonio Mondiale dell'Unesco è motivo di gioia e orgoglio per tutto il Paese. Mi congratulo con tutte le autorità e le amministrazioni che hanno contribuito a raggiungere questo importante risultato, in particolare con il ministro Dario Franceschini, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il sindaco di Padova, Sergio Giordani».

Il dossier di candidatura. La candidatura di Padova Urbs Picta è raccolta in un dossier lungo oltre 500 pagine corredate da più di 100 immagini per illustrare nel dettaglio l’«eccezionale valore universale» degli affreschi trecenteschi. Un dossier inviato all'Unesco a gennaio del 2019 e che poi ha passato tutte le varie fasi di valutazione sino alla proclamazione di oggi.
Non c'è solo  la Cappella degli Scrovegni di Giotto ma anche altri 7 siti in una candidatura seriale che è stata promossa nel suo insieme. C'è la chiesa degli Eremitani, che rappresenta una vera e propria storia della pittura murale padovana del Trecento, essendo stata all’epoca tra le chiese più ornate di affreschi di tutta la città: al suo interno si trovano opere di Guariento e Giusto de' Menabuio per restare agli eredi giotteschi, per poi arrivare al Mantegna nel '400 con la Cappella Ovetari. E ancora il grande ciclo di Palazzo della Ragione, l'unico su cui l'Unesco ha avuto qualche perplessità: i tanti affreschi che si possono ammirare sono successivi all'incendio del 1420 ma recenti studi hanno dimostrato come la fascia inferiore sia riferibile al '300 oltre al prezioso "Processo a Pietro d’Abano", una vera e propria fotografia della giustizia nel Medioevo, attribuito a Jacopo da Verona. 
C'è poi il capolavoro di Giusto de' Menabuoi conservato al Battistero del Duomo: uno spazio interamente ricoperto di affreschi incentrati sulla Storia della Salvezza, che culmina con il Paradiso sulla cupola. Si tratta del primo esempio nella storia di committenza femminile, essendo stata voluta dalla moglie di Francesco il Vecchio da Carrara, Fina Buzzaccarini.
Poco lontano quello che resta della Cappella della Reggia Carrarese è oggi conservato nella sede dell'Accademia Galileiana: vi si trova quello che resta del ciclo con le "Storie dell’Antico Testamento" dipinte da Guariento.
Non solo centro religioso, la Basilica del Santo è un vero e proprio scrigno d'arte perché al suo interno si conservano le prime testimonianze della presenza di Giotto a Padova, attivo probabilmente nella Cappella della Madonna Mora. Ma non solo: nella Basilica sono presenti i maggiori protagonisti della storia dell’affresco padovano del Trecento: Giotto, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona. Proprio in piazza del Santo c'è poi l'Oratorio di San Giorgio, , una sorta di Scrovegni-bis, in origine cappella funeraria dei marchesi Lupi di Soragna e adesso capolavoro di Altichiero da Zevio.
Infine vicino al Castello Carrarese c'è l'oratorio di San Michele, dove il ciclo di affreschi è commissionato a Jacopo da Verona, con le storie della "Vita della Vergine" articolato in cinque episodi. Si tratta dell'ultimo brano della storia degli affreschi nella Padova di fine Trecento dove si portano a compimento tutte le novità (tecniche e non solo) introdotte da Giotto.
Padova Urbs Picta, tutti i luoghi e le istruzioni pratiche per visitarli

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