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Play by the rules / giocando secondo (con) le regole

Mostra collettiva d'arte contemporanea 11 agosto – 15 settembre 2012 Museo Etnografico delle Regole d’Ampezzo Località Pontechiesa, Cortina d'Ampezzo Inaugurazione: sabato 11 agosto ore 17.00

Dolomiti Contemporanee in collaborazione con il Museo d'Arte Moderna Mario Rimoldi
presenta

Play by the rules / giocando secondo (con) le regole

mostra collettiva d'arte contemporanea realizzata al Museo Etnografico delle Regole d’Ampezzo

Artisti
Fabiano De Martin Topranin
Dimitri Giannina
Gabriele Grones
Federico Lanaro
Mario Tomè
Orari mostra:
aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30
T +39 346 6677369

Un Museo etnografico è un luogo di conservazione, nel quale si collezionano ed espongono oggetti che hanno a che fare con la tradizione, la storia, la cultura del lavoro di un territorio, in questo caso una cultura agricola e montana.
L'artista contemporaneo non è nient'altro che un essere particolarmente curioso e attento, che si interessa a quanto gli sta attorno, che è ancora capace di stupore intellettuale, che ha voglia di cimentarsi con il ragionamento e di nutrirsi del senso delle cose, e che, oltre a ciò, vuole e sa figurare i propri pensieri attraverso l'invenzione e la costruzione di altri oggetti significatori, nuovi.
L'arte contemporanea non è mai in opposizione della tradizione: semmai, spesso accade il contrario.
Quindi, l'incontro tra uno spazio dedicato al racconto della tradizione e lo sguardo contemporaneo non è affatto strano. L'artista si relaziona a questo contesto particolare, come ad ogni altro: guardandolo. E gli oggetti non respingono affatto questo sguardo. Le sovrapposizioni di sguardi sono sovrapposizioni di strati culturali vivi. E tutta la cultura non è altro che rapporto tra strati, piuttosto che dichiarazione inamovibile d'identità. Gli
sguardi nuovi vivificano le cose d'un tempo, mettendone in luce le intelligenze, le preziosità, le sapienza e le astuzia, riaccendendole.
Cinque giovani artisti, che analizzano, riprendono e riformalizzano. Le teche di Fabiano De Martin Topranin, a isolare, seccamente, e incorniciare, l'utensile, e farne un'icona del lavoro, che rinfranca, una speranza di nuove, sane, alacrità. I ritratti di Gabriele Grones, con la loro sconcertante profondità autoptica, mimetizzati però, quasi nascosti, implacabili e gentili, accostati ai ritratti d'epoca, senza alcun rumore. La riflessione sociale ed esistenziale di Federico Lanaro, lo spunto dal gregge, per pensare all'uomo, ai suoi moti singoli, o coatti. L'introspezione, anche questa silenziosa, di Mario Tomè, che va alla montagna, di cui l'uomo coglie segni, e prende forme, plasmatrice, senza però smetter mai di generare un'idea propria, che è un artificio, che ne impedisce il totale riassorbimento, ecco lo strato che è l'uomo, sopra allo strato-natura. E poi Dimitri Giannina il drago, che sbuffa e contesta, sprizza e contrasta, nello slang suo vernacolare, ama capisce contrasta e batte, col manfanile batte lui, mica per rompere, in realtà, anche lui per guardare, riguardare, ed indurre lo sguardo, a tornare ad andare.
Gianluca D'Incà Levis

L’incontro tra antico e contemporaneo, tra tradizione e modernità, offre occasioni nuove
di riflessione sul nostro passato e spunti per affrontare l’oggi con la consapevolezza e la conoscenza di ciò che è stato prima di noi. Attraverso il lavoro di cinque giovani artisti il visitatore potrà riscoprire gli strumenti e le tradizioni del nostro territorio guidato da uno sguardo “contemporaneo”.
Alessandra de Bigontina

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