VALBELLUNA - Sopra Barp i segni dell’ultima battaglia della Grande Guerra, dimenticata
Gianni Viel abita a Barp di Sedico, nella casa degli avi, una proprietà che si trovò esattamente sulla linea di combattimento l’1 e 2 novembre 1918.
La nonna di Viel ottenne due appezzamenti di terreno alla fine della Prima Guerra Mondiale, come risarcimento per la distruzione dei prati e pascoli di famiglia. Nei mesi precedenti la battaglia, le sue zie, bambine, andavano a trovare i soldati austroungarici, che a pochi metri da casa erano accampati a centinaia: un campo di addestramento per i militari che poi andavano a combattere sul Grappa. Proprio nella zona di casa Viel, gli austroungarici prepararono una linea di estrema difesa delle postazioni in caso di arretramento del fronte, rientrando in Valbelluna attraverso il corso del Piave. Questo avvenne proprio pochi giorni prima del 4 novembre 1918, la fine della Grande Guerra. Dalla collina sopra Barp, l’artiglieria austroungarica controllava tutta la valbelluna: Belluno, il Cordevole, il Piave, Sedico, l’accesso alla valle agordina e alla valle del Mis.
Gli italiani, secondo la ricostruzione di Viel, non attaccarono direttamente dal basso su quei prati e su quella collina dove gli austroungarici, ormai stanchi e privi di rifornimenti, avevano realizzato centinaia di metri di trincee e centocinquanta postazioni di artiglieria: sarebbe stata una carneficina. Attaccarono da Est, venendo da Tisoi, nascosti dal torrente Gresàl.
I segni della battaglia sono ancora tutti lì, nel bosco, dove in passato sono morti due ragazzi e altri sono rimasti mutilati a causa degli ordigni rimasti inesplosi per decenni e dove i contadini hanno raccolto pezzi di metallo a centinaia e filo spinato a volontà.
Gianni Viel ha impiegato ore e ore per ripulire le linee ben visibili delle trincee, per riportare alla luce le postazioni dell’artiglieria, per collocare sul terreno decine di cartelli con le indicazioni per chi passa di là. Desidera che si perpetui la memoria di quell’ultima battaglia, vinta dagli italiani a poche ore dalla fine del Primo Conflitto, la battaglia dimenticata, di cui i libri non parlano.











