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Venezia, 28/09 PRESS PREVIEW "Italico Brass. Il Pittore di Venezia" /La riscoperta di un artista unico, che apre alla modernità e all'impressionismo

Italico-Brass-Pittore-di-Venezia

Prima grande mostra a Venezia su Italico Brass e la sua visione, che, tra Otto e Novecento, apre a modernità e suggestioni della pittura impressionista, raccontando una città inedita, viva, pulsante, popolare.

Italico Brass. Il Pittore di Venezia
L'eccezionale riscoperta, dopo quasi sessant'anni d’inesplicabile silenzio, di un acclamato protagonista del panorama artistico internazionale nei primi decenni del Novecento e nella fascinosa Venezia del tempo; soprattutto la rivelazione di una pittura in piena sintonia con una società in profondo e talvolta tumultuoso rinnovamento.
29/9 - 22/12 a Palazzo Loredan-Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti; Anteprima Stampa Giovedì 28/9, ore 12.00. Si prega di accreditarsi su: lacchin@villaggio-globale.it

Italico Brass (Gorizia 1870–Venezia 1943) chiude un'epoca e ne apre un’altra, assolutamente inedita, condividendo gli stimoli e la poetica degli impressionisti e facendo della città lagunare la sua città d'elezione e il soggetto prediletto.
Proprio al grande “poema pittorico”che Brass, nel corso degli anni, realizza intorno a Venezia è dedicata la mostra curata da Giandomenico Romanelli e Pascaline Vatin. Promossa dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia e dall’editore lineadacqua, straordinariamente esporrà - dal 29 settembre al 12 dicembre 2023 a Palazzo Loredan in Campo Santo Stefano - un centinaio di opere, di cui molte inedite e finalmente visibili, parte del lascito dell’artista alla famiglia.
Un percorso tra brani di una Venezia quasi “minore”, certamente non monumentale, ma mai banale e stereotipata. Una Venezia che Brass coglie tra feste, riti ed eventi; città di popolo, senza distinzioni di classi, fatta di apparizioni della folla e situazioni còlte nell’attimo in cui si formano, sempre en plein air, con l’energia e la vitalità di mille variazioni atmosferiche.
Un’emozionante Venezia ancora dei veneziani, tratteggiata con gioia e partecipazione, in un dialogo fatto di luci e colori vibranti che appare unico.

Certamente nella maturazione della personalità artistica di Brass - che Elio Zorzi, in occasione della retrospettiva dedicatagli nella Biennale del ’48 (la stessa che vide esposti anche gli Impressionisti e la collezione Guggenheim) definì “un fenomeno particolare, un caso isolato” per il suo tempo - appaiono fondamentali gli anni della formazione: prima all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera e poi a Parigi, dove il giovane Italico risiedette per circa sette anni frequentando accademie e integrandosi nei circoli variegati del mondo impressionista.
È dunque nelle differenti anime dell’Impressionismo - ma anche nelle derivazioni del secondo Impressionismo e dell’immediato Post-impressionismo - che vanno ricercati influssi e riflessioni che matureranno variamente nella sensibilità di Italico il quale, pur non abbandonando completamente certe durezze della pittura austro-tedesca e nordica, “manifesta una sua personalissima adesione allo spirito, all’atmosfera e ai principi pittorici condivisi dai grandi protagonisti di quel movimento”.

Brass appare dunque sulla scena chioggiotta e veneziana nel 1895, di ritorno da Parigi, e si impne subito come un protagonista. Presente alla Biennale fin dalla sua prima edizione, la sua sarà una partecipazione costante e molto apprezzata, tanto da meritargli quella qualifica di “Pittore di Venezia” che già a Parigi lo aveva contraddistinto.
Chioggia e Burano furono le mete delle sue prime incursioni veneziane. Chioggia in quegli anni trasmetteva il fascino della laguna richiamando pittori italiani e stranieri e qui si ritrovava il fior fiore dell’arte veneziana: Luigi Nono, Ettore Tito e il friulano Umberto Veruda e Pieretto Bianco, Mosè Bianchi, Emilio Gola e Pietro Fragiacomo.
Certo che fin dalla sua prima personale alla Biennale del 1910 – quella che segna l’apertura alle correnti più innovative e fertili dell’arte europea – il successo e l’affermazione del pittore sono definitivi. Ad essa seguiranno mostre collettive e ricche personali in molti paesi, di qua e di là dell’Atlantico, e soprattutto esposizioni nei paesi nordici.

PERCHE’ LA MOSTRA - Giandomenico Romanelli e Pascline Vatin
Italico Brass ha conosciuto come pittore un significativo successo in vita. Assai giovane ha partecipato a rassegne internazionali facendosi notare per l’originalità del suo linguaggio pittorico. Abbiamo notizie della sua affermazione sul mercato dell’arte e di importanti acquisti da parte di collezionisti privati e di rappresentanti di musei e gallerie. Non c’è storia della pittura del Novecento nel Veneto e in Italia che non gli dedichi pagine critiche e puntuali rassegne bio-bibliografiche. Anche nell’immaginario cittadino (e non solo) il nome di Brass è presente in termini diffusi e consapevoli. A Venezia, l’ultima significativa mostra personale gli è stata dedicata dalla prima Biennale del dopoguerra nel 1948. Dopodiché, praticamente il silenzio. Sporadicamente sono comparse delle sue opere in piccola quantità in aste e su ristretti mercati. Dipinti di soggetto bellico sono stati presentati
in occasione di iniziative legate a ricorrenze della Grande Guerra.
Nel 1991 la sua città natale, Gorizia, gli ha dedicato un’ampia mostra nel Castello. Nessuno può dubitare quindi che sia giunto il momento di riprendere in mano la vita e le opere di questo che la pittura del Novecento considera un protagonista. Una serie di circostanze fortunate e di opportunità – che si sono potute cogliere in occasione del riassetto e riorganizzazione del lascito dell’artista – ci ha consentito di ripartire praticamente da zero con un’operazione di rivisitazione complessiva della pittura di Italico. Riteniamo che – a distanza di ottant’anni dalla sua morte – sia opportuno, anzi necessario, rileggere e riposizionare criticamente anche la sua figura di intellettuale e di operatore culturale in città.
Italico, che viene ritenuto un rappresentante significativo del Novecento pittorico veneziano, non è infatti appartenuto ad alcuna scuola, corrente, secessione o altro e come dicono i critici “ha fatto parte a sé”. Tanto più interessante questa circostanza a fronte della presenza in città non solo della Biennale ma di movimenti modernisti e di avanguardie di grande notorietà e di riconosciuta qualità nelle loro ricerche.
Queste sono le ragioni per le quali la mostra è stata pensata, disegnata e realizzata.
Ma c’è un’ulteriore motivazione che ci ha fatto guardare a Italico Brass come a un irrinunciabile punto di riferimento storico e critico. Si tratta della testimonianza e dell’immagine che egli ci consegna di una città che era non solo ancora vivibile ma anche esemplare pur nella sua unicità. Una città antiretorica, quotidiana, autentica, festosa nei suoi riti e nelle sue processioni, di gente “normale” in una città “speciale”. Non c’è nostalgia nella Venezia di Brass perché Italico guarda al presente e mira al futuro, come deve essere per ciascuno che si ponga il problema di preservare i segni e le forme di una comunità viva seppur fragile. E se la vita porterà Brass in giro per il mondo - anche come “reporter” di guerra - Venezia sarà il vero punto di arrivo e il suo irrinunciabile orizzonte.
A Venezia egli deciderà di lavorare e vivere nell’abitazione di San Trovaso, con la moglie russa Lina Rebecca Vigdoff, incontrata a Parigi e allora studentessa di medicina.
A Venezia, dove frequenterà gli ambienti e le persone che contano - grandi imprenditori, intellettuali, gerarchi e artisti – sarà impegnato in iniziative culturali importanti, inserito nei comitati scientifici di celebri mostre d’arte curate negli anni Trenta dall’amico Nino Barbantini (su Tintoretto, Tiziano e Veronese) o coinvolto in iniziative di arredo e scenografia del Canal Grande in occasione delle più importanti festività.
Sempre a Venezia acquisterà e s’impegnerà nel lungo restauro della diroccata e semi abbandonata Abbazia Vecchia della Misericordia, che diventerà sede del suo atelier e della sua celebre collezione d’arte antica (a lui, che fu anche mercante d’arte, si devono tra l’altro la riscoperta di artisti come Magnasco in collaborazione con Benno Geiger e la valorizzazione di autori come Arcimboldo e Pordenone), oltre che il fascinoso e ascetico luogo d’incontro di artisti, giornalisti, intellettuali e maggiorenti. La città lagunare: luogo di vita dunque e d’ispirazione.
Nei suoi dipinti l’artista guarda a Venezia senza precostituite gerarchie: “il caffè Florian a piazza San Marco – scrivono Romanelli e Vatin - ha la stessa dignità delle famiglie popolari e dei loro pique-nique al Lido; la processione a san Trovaso e la partita di calcio a sant’Elena; gli scaricatori di sale alle Zattere e i burattinai a san Barnaba. Evidente è l’interesse per certe aree periferiche della città come nella Venezia del Baron Corvo, gli interramenti delle barene e le aree verdi di una città che cresce e si espande diventano soggetti amati e riproposti. Per non parlare dei gruppi di impiraperle sedute a chiacchierare nel campiello di corte Colonna che destano la medesima attenzione della processione in pompa magna delle autorità ecclesiastiche verso il Redentore. Brass è cronista accurato, divertito e partecipe di ogni aspetto della vita quotidiana [...] è sempre là con i suoi fogli le sue tavolette per appuntare un volto, un gesto una smorfia; oppure confuso tra la folla che assiste alle regate, rileva lo sforzo dei campioni e la dinamicità di uno sport che è solo ed esclusivamente veneziano. Il 'pittore di Venezia' è sempre in servizio”. Tra regate, campielli animati di gente, ponti di barche montati di anno in anno, "campassi erbosi" e calli, con i suoi dipinti Brass ci accompagna -  nelle sale dell'esposizone e  in catalogo - in una passeggiata sorprendente nella sua Venezia “con l’occhio e il gusto di un uomo d’arte capace di innumerevoli ‘variazioni sul tema’, per una lettura sempre mutevole e inedita grazie al suo magico utilizzo dei colori, della luce, dell’acqua e dei cieli, di cui è scrutatore inesausto e geniale”.
L’esperienza di visita sarà resa unica anche dal profumo, creato appositamente da The Merchant of Venice, marchio di profumeria artistica di lusso ispirato all’antica arte profumiera di Venezia e partner dell’evento, che per l’occasione ricreerà le atmosfere della città lagunare dei primi decenni del Novecento, tra suggestioni dannunziane e orientaliste. Allo stesso modo le celebri lampade in seta ideate dal contemporaneo Mariano Fortuny, altro simbolo della vivacità creativa, culturale e artistica della Venezia di inizio secolo, richiameranno in mostra gli ambienti dell'atelier di Brass e il gusto del tempo, grazie alla collaborazione con la ditta Fortuny, che perpetua oggi le creazioni di Mariano e della moglie Henriette. Main sponsor dell’esposizione è invece un'altra importante realtà veneziana: Majer, punto di riferimento per chi vive a Venezia con dieci punti vendita in diversi luoghi strategici della città, di cui due ristoranti.La produzione di pane e pasticceria è artigianale; il caffè è torrefatto e confezionato ogni giorno. Sostengono l’evento anche Generali Italia, la cantina Biondelli Franciacorta e Siretessile, di azienda manifatturiera per prodotti tessili di alta qualità a Treviso.

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