Agordo - In festa con i protagonisti di “Vivere l’Agordino”. La sala Don Tamis gremita per l'evento
Poco dopo aver lasciato la sala don Tamis di Agordo, arriva un messaggio vocale di Alice Lazzaro, che poco prima aveva definito l’incontro «entusiasmante»
Il messaggio di Alice Lazzaro: «Mi dispiace solo una cosa: non essere riuscita a parlare con tutti, ma sarebbe figo pensare a una tavola rotonda, un modo per potere parlarsi e trovare dei punti di contatto tra tutte le persone coinvolte». Dice che conserva ancora tutta l’energia e che non vuole che vada sprecata. Per questo getta subito un’idea affinché lo spirito che si è respirato in sala possa generare altro di positivo.
Se quella di mercoledì sarà stata una serata-ponte lo si vedrà, ma intanto una sosta alla stazione di un treno, che in oltre un anno ha caricato a bordo 73 personaggi, andava fatta per vedere da vicino i volti conosciuti settimana dopo settimana attraverso le caricature di Erica Andrich. Entrano uno a uno già mezz’ora prima dell’inizio. La prima è Afra Tomaselli, 85 anni, che subito saluta Mirko Mezzacasa per ringraziarlo della compagnia che la sua Radio Più le garantisce ogni giorno e dimostrando così che radio e giornali hanno ancora un ruolo importante nel tessere le comunità.
«Sono tempi complicati, individuali, siamo un po’ chiusi, per conto nostro, col nostro telefono», dice nel saluto iniziale il direttore del Corriere delle Alpi, Fabrizio Brancoli, «sono tempi di astensionismo, votiamo sempre meno e gli eventi pubblici hanno sempre un punto interrogativo. Credo che il senso di comunità sia un modo per combattere e vincere il mostro della solitudine e dell’approccio individuale alla vita». «Quando mi diranno», aggiunge, «che il senso della comunità si sta perdendo e che la gente non si incontra volentieri, penserò a una serata come questa».
Davanti ha le persone a cui, lunedì dopo lunedì, il giornale ha dedicato le 56 puntate della rubrica. «Abbiamo delle bellezze paesaggistiche uniche», sottolineerà verso la fine della sera Marco Rossi, ricercatore di San Tomaso, «ma è soprattutto sulla gente che dobbiamo concentrarci, su come interagisce e come si trova. È questa la parte che va valorizzata: la gente». «Perché è la gente che fa la storia», canta Francesco De Gregori ne "La storia", «quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare». Un’immagine che ben si adatta agli artigiani seduti in sala, ai coltivatori, agli allevatori, alle guide ambientali, a chi dà servizi alla persona in vari ambiti, che sono nati e cresciuti in Agordino o sono venuti da fuori determinati a far germogliare qui competenze e ad alimentare passioni.
Tutte persone normali, nessun eroe, nessuna scelta estrema, nessuna resistenza. «Qual è la colonna sonora di questa valle?», chiede il vicedirettore del Corriere delle Alpi, Luca Traini, ai tre musicisti in sala. «Beethoven», risponde la pianista Silvia Tessari, «le montagne sono la sua assolutezza, nitidezza, poesia e commozione»; «I canti dei cori», secondo il maestro Kalle Bergstrom; per il dj Morgan Gnech, infine, «un tamburo che suona un ritmo forte che viene da dentro»,
Lo si è sentito battere in sala Tamis, nei commenti di chi ha seguito la diretta Facebook di Radio Più e pure nel presidente dell’Unione montana agordina, Paolo Frena, presente con i colleghi sindaci di Rivamonte, Nino Deon, e Voltago, Giuseppe Schena. «Io sono entusiasta di questa serata», dice prima della foto di gruppo finale, «e mi sento un po’ più piccolo di quando sono arrivato due ore fa. Spero che anche i giovani ci abbiano ascoltato perché il messaggio che esce da questa sala è di grande speranza e fiducia anche per quelli che, come me, hanno una certa età e che si sono presi la briga di rappresentare un territorio ampio che stasera ha dato una bellissima testimonianza di appartenenza. Avete detto che a tutti i costi volete vivere e operare qua in un territorio che va difeso in primis da un punto di vista ambientale. Dobbiamo cambiare la testa, dobbiamo avere una testa pensante e voi questa sera avete dimostrato di averla».
Quando sono quasi le 23 ed è ora di andare a casa, Jolanda De Nardin, 89 anni, è ancora là. Domani alle 6.30 aprirà ancora il "Bar de la Stazion”. Il treno riparte.
Vivere l’Agordino, ecco tutti i protagonisti della rubrica
Luca Traini, Mirko Mezzacasa, Fabrizio Brancoli
Erica Andrich
Gianni Santomaso











