Selezione articoli dal Corriere delle Alpi - Essere mamme nel ricco Nordest: i servizi ci sono, ma lavoro e welfare (ancora) non bastano
Il report Save the Children 2026 fotografa un peggioramento diffuso per le madri italiane. Anche Veneto e Friuli-Venezia Giulia, nonostante ricchezza e servizi, mostrano fragilità profonde su lavoro, stabilità e qualità della vita
Nessun miglioramento all’orizzonte. C’è poco da festeggiare per le mamme italiane, la situazione rimane critica: solo il 58,2% delle donne con figli in età prescolare ha un lavoro, quasi otto punti percentuali in meno rispetto a quelle senza figli. I dati sono dell'undicesimo report di Save the Children Le equilibriste: La maternità in Italia nel 2026, stilato in occasione della Festa della mamma. Si rileva un declino generalizzato in tutta la Penisola per quanto riguarda le condizioni delle madri italiane: tutte le regioni registrano qualche peggioramento.
Il Nordest segue l’andamento negativo nazionale: Veneto e Friuli-Venezia Giulia sono rispettivamente al dodicesimo e tredicesimo posto della classifica che valuta le condizioni generali per il benessere delle madri.
Sono le peggiori regioni del Nord Italia. Le madri rimangono, così come le definisce il report, equilibriste: «Le equilibriste non sono solo le madri che tengono insieme lavoro e cura, spesso in assenza di adeguati diritti. Sono anche le donne che, prima ancora di diventare madri, devono misurare costi e possibilità di una scelta che, laddove desiderata, dovrebbe essere libera e che troppo spesso non lo è».
Le più giovani, infatti, pagano spesso a caro prezzo la maternità: nel settore privato il 25% delle madri under 35 esce dal mercato del lavoro nell'anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over 35.
> foto: I cambiamenti di Friuli-Venezia Giulia e Veneto: entrambe sono in costante peggioramento dal 2023 in poi
Gli indicatori del report
Il report analizza la maternità sotto sette lenti, chiamate domini, che sono: Demografia (numero di figli per donna), Lavoro (include vari indicatori tra cui tasso di occupazione delle madri con figli minorenni), Rappresentazione (percentuale di donne negli organi politici), Salute (si basa sul quoziente di mortalità infantile nel primo anno di vita e la disponibilità di consultori), servizi (vari indicatori tra cui la percentuale di classi a tempo pieno nella scuola primaria), soddisfazione soggettiva (con focus su soddisfazione per il lavoro svolto e per il tempo libero) e violenza (quantità di centri antiviolenza e case rifugio).
Ogni Regione viene valutata attraverso questi parametri da Save the Children, che ha collaborato con Istat applicando una metodologia riconosciuta dalle Nazioni Unite chiamata Adjusted Mazziotta-Pareto Index (Ampi). A partire da qui è stata creato il Mother’s Index.
> foto: Il report si basa sulla valutazione di sette domini
In Friuli-Venezia Giulia manca il lavoro per le madri, ma gli asili sono un’eccellenza
Il Friuli-Venezia Giulia, in un solo anno, ha perso 5 posizioni nella classifica generale. La Regione registra alcune gravi criticità, ma allo stesso tempo eccelle in alcune materie specifiche.
Particolarmente negativa è la situazione lavorativa, in primis per l’instabilità. Negli ultimi cinque anni è aumentato il numero di donne occupate con contratti a termine da almeno cinque anni. Un dato che contribuisce a rendere il Friuli-Venezia Giulia la seconda peggiore Regione in questo campo: sei le posizioni perse. Situazione rivedibile anche per il dominio Rappresentanza, voce in cui il report misura la partecipazione delle donne negli organi pubblici: diciassettesima posizione, in calo di tre posti rispetto allo scorso anno. Nessuna Regione del Centro Nord ha raggiunto un punteggio peggiore.
L’esperta: «Mentoring e congedo paritario, così si aiutano le donne a rientrare al lavoro dopo la maternità» - Martina Gianecchini, professoressa di Gestione delle risorse umane all’Università di Padova, analizza le difficoltà delle madri nel Nord Est e propone alcuni modelli virtuosi. L’appello: «Serve un cambio culturale»
Segnali incoraggianti per i servizi, unica voce in cui la Regione registra un miglioramento, passando dal quinto al quarto posto. Il Friuli-Venezia Giulia è citato come esempio virtuoso, poiché sono sono state attivate misure aggiuntive per sostenere le famiglie nel pagamento delle rette. La Regione copre infatti una quota delle rette dei servizi educativi per la prima infanzia, con particolare riguardo alle famiglie in condizioni di maggior svantaggio economico e sociale attraverso l’intervento "Abbattimento Rette”. Inoltre vanta un indice di presa in carico di bambini e bambine tra 0 e 2 anni con servizi educativi pubblici alta: ammonta al 40,5%. Un dato che assume ancora più valore se si considera che l’obiettivo, fissato a livello nazionale, è garantire un Lep del 33% di presa in carico di bambini della stessa fascia d’età. Nessuna Regione ne accoglie così tanti e la media nazionale è ferma al 18,5%.
Fiore all’occhiello rimane però il dominio Violenza, che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio: grazie alla distribuzione capillare sul territorio, infatti, si conferma per il quarto anno consecutivo la migliore in Italia.
Non mancano quindi servizi e tutela, ma per madri e donne è più raro avere un ruolo attivo nelle istituzioni e un posto di lavoro fisso e dignitoso.
Veneto: malcontento per il lavoro, peggiorano le condizioni delle madri
Anche la situazione veneta è peggiore rispetto al report del 2025: come in Friuli-Venezia Giulia l’accesso al lavoro è proibitivo: diciassettesima la posizione occupata nel dominio in questione. Non stupisce allora che le madri lamentino una scarsa soddisfazione per il lavoro svolto e per il tempo libero a disposizione. Nel dominio Soddisfazione soggettiva il malcontento generale relega la Regione al sedicesimo posto, con un punteggio ben al di sotto della media nazionale.
A differenza del Friuli Venezia Giulia, invece, il Veneto è ben rappresentato in politica dalle donne: punteggio alto e quarta migliore Regione. In linea con i dati europei e italiani il punteggio del dominio Demografia cala, nonostante sia ancora la sesta migliore Regione italiana. Non un caso: nel 2025 il tasso di fecondità ha raggiunto il minimo storico di 1,14 figli per donna, mentre in Europa si attesta a 1,34.
Per quanto riguarda i servizi emergono alcuni elementi positivi, almeno relativamente alla media italiana. Buona è la capacità ricettiva delle strutture dedicate alla fascia d’età 0-2 anni. Vengono infatti forniti 35,7 posti ogni 100 bambini.
> foto: Il Veneto vanta 35,7 posti autorizzati ogni 100 bambini nei servizi educativi per l'infanzia
I difetti presenti in Regione pesano però più degli aspetti positivi: la Regione passa dal nono al dodicesimo posto.
La problematica del lavoro: cosa suggerisce il report
Nel Nord Est il dominio Lavoro è quindi tra i più problematici. Il report suggerisce alcune misure da migliorare per il futuro. Serve innanzitutto riformare, a livello nazionale, il sistema di welfare e congedi, superando la distinzione tra congedo di maternità e di paternità con un modello individuale e ben retribuito.
Inoltre andrebbero creati meccanismi in grado di responsabilizzare le aziende nel garantire il rientro e lo sviluppo professionale delle madri. Proprio per favorire il ritorno al lavoro urge maggiore flessibilità, con la concessione di lavoro agile per le neo madri. Lo smart working viene sfruttato: nelle piccole e medie imprese, molto presenti sul territorio, i lavoratori da remoto sono diminuiti del 7,7 per cento.
Un altro dei temi principali è lo sfruttamento delle risorse. Se l’Italia ha registrato un peggioramento diffuso, lo si deve anche alla discutibile gestione dei fondi Pnrr. Inizialmente, come riporta una ricerca Inapp, erano infatti stati allocati 10 milioni di euro per la misura "Sistema di certificazione della parità di genere", ma la spesa effettiva è stata in realtà inferiore a un milione. O, ancora, per realizzare un Sistema Informativo Nazionale per la Certificazione della Parità di Genere erano stati spesi 330 mila euro su un totale di 1,75 milioni di euro.
Eppure nel primo piano Pnrr erano state identificate sedici misure con un focus esplicito sulla parità di genere, che le mamme italiane, ancora oggi, attendono invano.
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articolo di Lorenzo Borghero














