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Corriere delle Alpi - Le ferrate sulla Schiara saranno chiuse a lungo, «Rischio di altri crolli»

La parete della Schiara dalla quale si è staccata una placca rocciosa

La Zacchi e la Marmol danneggiate dalle scariche di agosto. Il geologo: «La parete deve autopulirsi, bisogna aspettare»

Le ferrate Zacchi e Marmol sulla Schiara rimarranno chiuse a lungo. E non solo perché sarà necessario ripristinarle, dopo i crolli che ci sono stati dalla Schiara a fine agosto. Il problema è che c’è ancora materiale pericolante, che rischia di crollare dalla parte rocciosa. Gli esiti del sopralluogo effettuato nei giorni scorsi sulla montagna da parte del Soccorso alpino con il geologo Giorgio Giacchetti sono chiari: in questo momento non ci sono le condizioni di sicurezza per riportare gli alpinisti sulla Zacchi e sulla Marmol.

La Schiara non è nuova a scariche di materiale. I crolli del 29 agosto erano iniziati attorno alle 8.30. Erano stati i gestori del rifugio Settimo Alpini ad allertare i soccorsi, che si sono mossi tempestivamente: esclusa la presenza di persone, in serata il sindaco De Pellegrin aveva emesso un’ordinanza per la chiusura delle due ferrate.
Il distacco, spiega il geologo Giacchetti, «si è verificato a quota 2.400 metri circa. Si è staccata una placca di dimensioni stimate 350 mc. E c’è ancora del materiale in sospeso». La roccia, precipitando per circa 500 metri, si è frantumata generando una sorta di “tempesta di sassi”, che ha occupato un’area molto vasta. Si è creata una situazione simile a quella dei ghiaioni, con materiale di dimensioni considerevoli e una miriade di sassolini più piccoli, meno di mezzo metro cubo.
Il materiale a rischio crollo è quello che determinerà la chiusura prolungata delle ferrate Zacchi e Marmol.
I crolli, del resto, fanno parte della naturale evoluzione di montagne come le Dolomiti: «Non c’è da preoccuparsi, ma bisogna attendere un tempo ragionevole affinché la parete si auto-pulisca», aggiunge Giacchetti. Affinché, insomma, la natura faccia il suo corso. Come? Con il dilavamento generato da piogge intense e nevicate (e in particolare dallo scioglimento del manto la prossima primavera). Solo dopo l’inverno, quindi, si potranno valutare i rischi residui, con un ulteriore sopralluogo dei tecnici. E definire gli interventi per rimettere in sicurezza le ferrate e riaprirle. Nulla vieta anche di valutare percorsi o passaggi alternativi nelle vicinanze delle ferrate che sono state interessate dai crolli.

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