Eventi, avvenimenti, manifestazioni, mostre di arte a Belluno e provincia

Da SegnoOnLine - Ciò che mi guarda

04_Miriam-Cahn_menstruationshaus-1982_Courtesy-of-the-artist-Meyer-Riegger-and-Galerie-Jocelyn-Wolff_Ph.Oliver-Roura-1536x1089.jpeg

Miriam Cahn porta alle estreme conseguenze una poetica da sempre incentrata sul corpo inteso come presenza/assenza, un’antinomia che tuttavia, contraddizione nella contraddizione, non è davvero tale, perché i due elementi dell’ossimoro convivono anziché mutuamente escludersi.

In un grande olio del 4 febbraio 2024, che in apparente contraddizione si intitola gezeichnet, ovvero disegnato, una figura maschile si erge verticale, nella sua potente muscolatura, e tuttavia priva di due connotati: il volto, che è ridotto a un piatto circolo, e il braccio sinistro, crudamente amputato. Quel che doveva esserci e che non c’è – le dita, la mano, il polso, tutto il resto fino al moncone all’altezza del gomito – è un’ombra che traspare nella cancellatura. Tutto è trasfigurato: l’uomo, eliso dall’esclusione di un volto, e la pittura a olio che assume le forme ingannevoli di un disegno a sanguigna. È l’identità a essere messa alla prova e ad uscirne sconfitta, raschiata via da un’invisibile gigantesca gomma.

Miriam Cahn porta alle estreme conseguenze una poetica da sempre incentrata sul corpo inteso come presenza/assenza, un’antinomia che tuttavia, contraddizione nella contraddizione, non è davvero tale, perché i due elementi dell’ossimoro convivono anziché mutuamente escludersi. I corpi nell’artista di Basilea sono da sempre masse pesanti, oppresse dalla gravità, eppure vaghe, fantasmatiche, senza riconoscibilità individuale. Deformi o illiquiditi dalla violenza, essi si impongono, quasi sempre enormi e in primo piano, smuovendo le nostre coscienze o le memorie che giacciono come un limo depositato nel più profondo del nostro intimo.

La mostra è una quasi antologica, coprendo con centotrenta opere mezzo secolo di attività, distribuita per classi tematiche e impreziosita al centro della sala da due stanze (Raum), aggregazioni di tele e disegni concepite dall’artista come insiemi coerenti. Una di queste si intitola familienraum e assembla figure e ritratti dipinti e disegnati tra il 1996 e il 2009, quasi rasserenanti e assicuranti ma che tuttavia hanno l’evidente tendenza a svanire, quasi fossero dotati di capacità di movimento e la spendessero per retrocedere lentamente, allontanandosi dall’osservatore e perdendosi in una capsula di caligine che ne assorbe le sembianze e con esse l’identità: la fidanzata di mio fratello, il bambino, mia sorella, il cervello di mia madre e perfino il wirklich ich, l’iodavvero – tutti resi impalpabili, persi nella memoria.

L’altra stanza (herumliegen, giacere) è più recente e la sua data (2022-2023) coincide con l’invasione russa dell’Ucraina. Cahn non giudica gli eventi, si limita a narrarli ma il suo procedere come un cronista si fa spietata messa in scena della condizione umana. Violacea, una figura femminile è divenuta fagotto, i lacci ai polsi e alle caviglie la snaturamo e la deumanizzano fino a renderla un’oggetto scaraventato a terra. In altre tele i corpi, senza neanche sesso, si moltiplicano sullo stesso suolo color cenere, o quel che ne resta o si vede è un arto, colto in un gesto di vana supplica di ungarettiana memoria.
Una donna mostruosamente espansa, il volto un cerchio nero assoluto, consegna al mondo un figlio, lo espelle di testa cedendolo alla consumazione del destino.
Rannicchiati, raccolti, a pancia, gambe o zampe all’aria, animali ed esseri umani condividono la stessa sorte, annullandosi nel dolore e nella vanità di ogni richiesta di riscatto, figurarsi di salvezza.

La guerra è la violenza al suo ultimo stadio e non può non esser parte dell’universo di Miriam Cahn, che già più di trent’anni fa aveva concepito il ciclo di quadri intitolato atombombe, il cui oggetto non ha bisogno né di traduzione né di spiegazioni. Ciò che tuttavia colpisce in quei quadri è l’improvvisa deflagrazione cromatica, più pulita e paradossalmente felice rispetto al consueto dell’artista, quasi che l’ordigno per antonomasia, rilasciando il fungo atomico, sia divenuto medusa multicolore, celebrando l’ultimo anelito di gioia e di festa prima della definitiva liquidazione dell’umanità, sul limitare della Storia.

Stupisce tuttavia, in un’artista che del colore ha fatto il tratto più potente, ritrovare soprattutto nelle opere iniziali o quasi iniziali la bellezza tragica dei grandi disegni in bianco e nero. Gesso e carbone su tela, carta o pergamena tracciano immensi paesaggi, case o sagome umane ripiegate su sé stesse, o ancora pozzi o ciminiere al cui interno vermiformi pensieri fanno capolino.

Se possiamo provare a ipotizzare un riscatto, questo forse risiede nell’umiltà pacifica dello sguardo, non solo dell’artista: l’occhio può farsi strumento disarmante, come nello struggente wachtierchen. La traduzione corretta sarebbe animaletto da guardia, ma Wacht contiene in sé tanto il concetto di guardia, appunto, quanto quello di veglia, e dunque l’intervento degli occhi: la bestiolina (più che un cucciolo di cane un cristologico agnello) che guarda, ciò che mi guarda. Proprio come nell’altra Veglia, la poesia scritta da Ungaretti nella trincea di Cima Quattro, a Natale del 1915.
<< Un’intera nottata
      buttato vicino
      a un compagno
      massacrato
      con la sua bocca
      digrignata
      volta al plenilunio
      con la congestione
      delle sue mani§
      penetrata
      nel mio silenzio
      ho scritto
      lettere piene d’amore
      Non sono mai stato
      tanto
      attaccato alla vita >>

Miriam Cahn, wachtertierchen / piccolo animale da guardia, 08.05.2002, olio su tela, 28×21 cm, parte di Familienraum, Foto Meyer Riegger

Miriam Cahn, o.t. / untitled, 2009 e 14.01.2023, olio su tela, 38×70 cm, parte di Herumliegen, Foto Meyer Riegger

Miriam Cahn, gezeichnet / drawn, 04.02.2024, olio su tela, 180×90 cm, Cortesia dell’artista, Meyer Riegger e Galerie Jocerlyn Wolff, Parigi. Foto RMJ

__________________________________

Posted by Silvio Mignano
in Posted in Recensioni

Utilizzando questo sito web, acconsenti all'utilizzo di cookie cosa sono
menu
menu