Da SegnoOnLine - ll prossimo 1° ottobre le prime laureate all’Accademia di Belle Arti di Venezia in “Educazione, mediazione e comunicazione dell’arte”: una storia per Segno?
Da anni chi lavora nell’educazione museale si batte per il riconoscimento e la formazione di figure professionali specializzate. Il successo di questo percorso, che mette a confronto musei, artisti e pubblico costruendo competenze educative sull’arte, è un’opportunità attesa da tempo.
Il corso, coordinato dal prof. Daniele Fraccaro, è nato dalla visione dell’arte come esperienza indispensabile alla formazione integrale della persona e si è articolato sia sulla base di fondamenti teorici, sia attraverso pratiche ormai accreditate. Oltre alle lezioni e alle esperienze di laboratorio, è stato possibile verificare sul “campo” le strategie e le metodologie didattiche nell’ambito della scuola, del museo, dell’editoria specifica, della valorizzazione del patrimonio artistico e di progetti educativi che, attraverso l’arte, si rivolgono ad un pubblico di tutte le età e di diversa natura. I fondamenti della disciplina relativi all’esperienza estetica, all’interpretazione dell’opera d’arte e alla mediazione artistica, sono stati indagati attraverso il pensiero di J. Dewey, L. Pareyson, H. R. Jauss, R. Arnheim, R. Barilli, Dallari, Francucci ed altri. Il percorso del triennio, oltre alla formazione in aula, ha avuto una forte dimensione esperienziale sul territorio, con attività di mediazione e collaborazione con importanti istituzioni culturali. Le allieve hanno lavorato in diversi spazi museali, tra questi il Museo d’Arte Orientale di Venezia, quello di Ca’ Rezzonico, il Museo Civico di Bassano del Grappa. Parallelamente, le studentesse, hanno curato le attività di divulgazione e i percorsi guidati per le mostre: Rivoluzione Vedova, Banksy e Arte Salvata al Museo M9 di Venezia Mestre. Fino al 18 di ottobre 2026 saranno impegnate nella mediazione della mostra di Marina Abramović alle Gallerie dell’Accademia. Per l’occasione hanno seguito una formazione intensiva, secondo il metodo Abramović, e hanno incontrato l’artista che ha apprezzato la qualità e la professionalità del loro lavoro. Eleonora Birondi, una delle cinque prossime laureate del corso, ci ha rilasciato una breve intervista che ci consente di comprendere meglio quali siano state le metodologie, le aspettative, ma anche i risultati concreti.
Eleonora se tu dovessi in breve riassumere questi tre anni cosa diresti? - Diciamo che è stato un po’ un salto nel vuoto per tutte, nel senso che, comunque, ci siamo trovate ad essere le prime ad iscriversi a questo corso. Non c’era quindi la possibilità di un confronto iniziale con altri studenti. È pur vero che con i professori si è potuto creare un rapporto molto sincero sin da subito. Noi comunque abbiamo frequentato corsi che in parte erano comuni per gli studenti degli altri dipartimenti quindi pittura, scultura, decorazione e poi appunto corsi più specifici in cui eravamo presenti solo noi di didattica. Eravamo comunque anche abbastanza orgogliose di essere le prime. La vera ricchezza secondo me è il fatto che l’Accademia di Belle Arti di Venezia ha una grande rete di contatti e quello che tu studi in un semestre, in quello dopo lo puoi applicare immediatamente in un museo. Alla fine, questi sono stati i luoghi principali con cui ci siamo interfacciate. Certamente non ci siamo trovate nella condizione di dover dire che avevamo studiato per tre anni cose che avremmo applicato in seguito. Al contrario, ciò che imparavamo sul piano teorico avevamo immediatamente la possibilità di verificarlo direttamente sul campo. In questo triennio è stata proprio rispettata questa combinazione tra il teorico e il pratico. Questo è l’unico corso teorico che c’è in Accademia e noi abbiamo fatto l’esperienza consapevole di poter fare da ponte tra gli artisti e il pubblico. Siamo state educate a guardare sia all’artista che allo spettatore. L’esperienza formativa dell’arte, come dice Dewey, è data dal fatto che l’arte non si esaurisce nella produzione di un oggetto da parte dell’artista ma è formativa nel senso che si compie quando c’è un’interazione da parte dello spettatore e quell’interazione ti tocca, ti entra dentro e può cambiare la tua vita, può arricchire, può indebolire, può provocare. Collegandomi direttamente a Marina Abramović, con la quale abbiamo lavorato e stiamo continuando a dialogare, il suo è un lavoro semplice ma molto articolato e molto complesso. L’idea che noi abbiamo dell’Abramović è legata al fatto che molte delle sue performance suscitano un disturbo, ci fanno fare un’esperienza. Noi abbiamo vissuto questo valore formativo nel senso che, prima di tutto, abbiamo appreso il suo metodo, attraverso un’immersione profonda che ci ha consentito di immedesimarci nel suo modo di vivere e comunicare. Ciò ha voluto dire provare anche la stanchezza che comporta fare un’esperienza artistica che a volte suscita anche reazioni non piacevoli, scomode. Però poi, attraverso questa metodologia, abbiamo effettivamente compreso che potevamo diventare parte integrante di quella che era la sua opera d’arte. Questa consapevolezza ci ha portate a comunicarla a chi coinvolgevamo nel nostro progetto per indirizzare ciascuno ad un diverso livello di comprensione, non veicolato necessariamente dalla parola.
Accademia Belle Arti di Venezia comunicazione dell'arte Daniele Fraccaro mediazione museale
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Posted by Marta Michelacci
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