Meteo: 1) Caldo estremo, 2) Meteo, sabato 11, 3) Siccità, Finapp, 4) Crisi idrica in Veneto.
1) Adnkronos - Caldo estremo, Italia nella morsa africana: weekend con qualche temporale, poi picchi fino a 39°C
Giorni roventi, temperature estreme e stress biometeorologico. La svolta potrebbe arrivare dal 23 luglio
Italia nella morsa del caldo africano: sono 48 giorni consecutivi con temperature sopra la media e la terza ondata di calore dell'estate non sembra voler mollare la presa. Secondo gli esperti, l'anticiclone porterà una nuova escalation termica con punte fino a 40°C e una fase rovente destinata a durare almeno fino al 23 luglio.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che siamo entrati a tutti gli effetti nel "nuovo clima" del XXI secolo. Una lunghissima fase anomala che, va detto, ha colpito fino ad oggi in modo intenso soprattutto il Centro-Nord. Al Sud si sono vissute giornate che oggi definiremmo "quasi normali", ma che in realtà risultano caldissime se confrontate con i parametri di appena 30 o 40 anni fa.
La terza ondata si allunga: l'incubo slitta al 23 luglio
Le speranze di un imminente refrigerio, purtroppo, si infrangono contro gli ultimi aggiornamenti dei modelli matematici. Siamo nel pieno della terza ondata di caldo africano e la data di fine incubo, inizialmente prevista per il 20 luglio, è stata inesorabilmente spostata in avanti: dovremo resistere almeno fino a giovedì 23 luglio.
Ci prepariamo dunque ad affrontare un'altra fiammata lunghissima, della durata di almeno 15 giorni, ricalcando esattamente lo schema opprimente della seconda ondata vissuta tra il 17 giugno e il 1° luglio.
L'escalation termica: il bollettino delle prossime 72 ore
I dettagli previsionali indicano un inesorabile peggioramento, con il caldo destinato ad aumentare la sua morsa, in particolar modo da domenica in poi. Nel breve termine, ci aspettano comunque valori elevati: venerdì il podio del caldo spetterà a Toscana e Campania con 37°C a Firenze, seguita a ruota da Benevento e Caserta con 36°C.
Durante il weekend avremo un primo forte sussulto in Sardegna, con Oristano che schizzerà a 39°C. Il caldo inizierà a farsi sentire diffusamente anche al Sud (Foggia a 37°C e Benevento ancora a 36°C), mentre al Centro si boccheggerà a Firenze, Pistoia, Prato e Terni, tutte inchiodate sui 36°C all’ombra.
Giovedì 16 luglio: città da "febbre umana"
Il peggio, tuttavia, busserà alle nostre porte a partire da lunedì, in un'inesorabile cavalcata termica che raggiungerà l’apice nella giornata di giovedì 16 luglio.
La previsione per questa "terza fase" del caldo africano è un vero e proprio bollettino medico per le nostre città: 40°C a Oristano e Nuoro, 39°C a Firenze e Terni, 38°C in una lunga lista di "città malate" che include Bologna, Ferrara, Foggia, Mantova, Modena, Parma, Pavia e Piacenza.
Non andrà meglio nelle due principali metropoli italiane: Roma e Milano sfioreranno i 37/38°C.
Inutile sottolinearlo: stiamo parlando di temperature che corrispondono, e in alcuni casi superano, quelle della piena febbre umana, sottoponendo i nostri corpi a uno stress biometeorologico estremo.
Magra consolazione per fine mese
Per trovare un barlume di speranza e una magra consolazione, dobbiamo aggrapparci alla data del 23 luglio. In quei giorni, il sollievo dalla calura magrebina dovrebbe concretizzarsi grazie al graduale movimento della cupola anticiclonica verso est.
Se in queste ore il "centro di fuoco" dell'anticiclone staziona sulla Francia e a metà mese si piazzerà esattamente sopra l'Italia, dal 23 luglio il “mostro” africano dovrebbe finalmente traslare verso i Balcani. L'aria rovente si dirigerà verso Albania, Bulgaria e Grecia dove, con tutta probabilità, l'anticiclone andrà a mietere nuovi record storici. Per noi, invece, potrebbe significare il tanto agognato ritorno alla normalità. O almeno, a quella che oggi ci sforziamo di chiamare tale.
NEL DETTAGLIO
> Venerdì 10. Al Nord: temporali sulle Alpi, occasionali in pianura. Al Centro: sole e caldo, qualche acquazzone sui monti. Al Sud: sole e caldo, qualche rovescio sui monti.
> Sabato 11. Al Nord: caldo, temporali sparsi da ovest verso est. Al Centro: sole e caldo, qualche acquazzone sui monti. Al Sud: sole e caldo, qualche rovescio sui monti.
> Domenica 12. Al Nord: sole e caldo, temporali in Romagna e sui monti. Al Centro: sole e caldo, temporali sui monti. Al Sud: sole e caldo, qualche rovescio sui monti.
> Tendenza: lunedì primo picco del caldo, poi ulteriore escalation fino a 43°C in Sardegna.
articolo di Arianna Menotti
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2) Corriere delle Alpi - Meteo, sabato 11 previsti rovesci e temporali: allerta gialla in Veneto
Già nel pomeriggio di venerdì 10 luglio si assisterà ad un aumento dell'instabilità con qualche rovescio e temporale specie sui rilievi. E’ invece stata diramata allerta gialla per tutta la giornata di sabato 11 luglio. Per sabato 11 è stata diramata l'allerta gialla per tutta la giornata
Oggi pomeriggio, venerdì 10 luglio, sul Veneto si assisterà ad un aumento dell'instabilità con qualche rovescio e temporale specie sui rilievi, in locale estensione in serata alla pedemontana e alla pianura occidentale, con la possibilità di locali fenomeni intensi.
> Sabato 11 luglio ci sarà maggiore instabilità con probabili rovesci e temporali sparsi localmente anche intensi (forti rovesci, forti raffiche di vento, locali grandinate). Il disagio fisico domenica sarà in lieve aumento su valori in prevalenza moderati, solo localmente intensi (forti rovesci, forti raffiche di vento, locali grandinate) su pianura e costa.
> Il disagio fisico domenica 12 sarà in lieve aumento su valori in prevalenza moderati, solo localmente intensi su pianura e costa. Lunedì 13 disagio pressochè stazionario.
Alla luce di queste previsioni, il Centro funzionale decentrato della Protezione civile del Veneto ha diramato l'allerta gialla (fase di attenzione) per temporali su tutto il territorio regionale, per l'intera giornata di domani sabato 11 luglio. In alcune zone del territorio, l'allerta sarà gialla anche per rischio idrogeologico.
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3) Adnkronos - Siccità, Finapp: “Neve sulle Alpi quasi esaurita e suoli di pianura in forte aridità”
I dati raccolti dalle sonde di Finapp consentono di fotografare con precisione lo stato della risorsa idrica sia nei suoli sia nelle aree montane
Italia nel pieno di una nuova ondata di calore fa i conti con gli effetti delle temperature elevate e le condizioni meteo di questi primi mesi estivi. Finapp, startup italiana innovativa fondata nel 2019 come spinoff dell’Università di Padova, traccia con Adnkronos un primo bilancio di stagione sullo stato di salute idrica del nostro Paese. “La neve sulle Alpi si è ormai pressoché completamente esaurita, anche alle quote più elevate. Parallelamente, i suoli di pianura stanno registrando condizioni di forte aridità”, avvertono gli esperti che impiegano una tecnologia che misura la risorsa idrica nel sottosuolo e in quota, sfruttando i raggi cosmici e la fisica dei neutroni.
È possibile tracciare un bilancio aggiornato sulla risorsa idrica nel suolo e in quota dopo queste intense ondate di calore che hanno attraversato la penisola? - “Sì. I dati raccolti dalle sonde di Finapp consentono di fotografare con precisione lo stato della risorsa idrica sia nei suoli sia nelle aree montane. Le ultime rilevazioni mostrano che, a seguito delle intense ondate di calore delle ultime settimane, la neve sulle Alpi si è ormai pressoché completamente esaurita, anche alle quote più elevate. Questo significa che è venuta meno una delle principali riserve naturali d’acqua che alimentano i corsi d’acqua durante l’estate”. “Parallelamente – spiegano gli esperti – i suoli di pianura stanno registrando condizioni di forte aridità, con un contenuto di umidità significativamente inferiore rispetto ai mesi primaverili. Nel complesso, il quadro è peggiorato rispetto a maggio: le elevate temperature hanno accelerato l’evaporazione e aumentato il fabbisogno idrico della vegetazione, determinando un progressivo aggravamento del deficit idrico”.
Qual è il trend registrato? - “Il trend osservato è quello di una progressiva riduzione della disponibilità idrica su gran parte del territorio nazionale”.
Ci sono differenze tra Nord, Centro e Sud? Qual è la fotografia relativa al Distretto del fiume Po? - “L’effetto delle alte temperature è stato generalizzato e ha interessato tutte le macroaree italiane, anche se con alcune differenze legate alle condizioni di partenza. Il Mezzogiorno, infatti, arrivava all’inizio dell’estate con una situazione complessivamente meno deficitaria rispetto al Nord e, per questo motivo, dispone ancora di un margine maggiore di risorsa idrica. Tuttavia, se le condizioni meteorologiche dovessero rimanere quelle attuali, anche il Sud vedrebbe progressivamente ridursi questo vantaggio. È importante sottolineare che si tratta di una tendenza, non di una previsione: l’andamento dell’estate dipenderà anche dall’eventuale arrivo di precipitazioni significative.
Per quanto riguarda il Distretto idrografico del fiume Po, i dati restituiscono un quadro molto chiaro: la neve in montagna è ormai praticamente scomparsa e i terreni della pianura padana mostrano condizioni di marcata siccità. Si tratta di una combinazione particolarmente critica, perché alla scarsità d’acqua nei suoli si aggiunge l’assenza del contributo della fusione nivale, che normalmente alimenta il sistema idrico durante i mesi estivi”.
Quali sono le conseguenze di questo bilancio per l’uso della risorsa a fini agricoli, industriali e domestici? - “I dati evidenziano che, in molte aree del Paese, sarebbe necessario un apporto significativo di acqua per riportare i suoli a condizioni ottimali, soprattutto in vista delle esigenze dell’agricoltura. Il problema è che quest’anno non sarà possibile contare sul contributo della neve, che rappresenta tradizionalmente una riserva idrica strategica per la stagione estiva e che ormai risulta quasi completamente esaurita.
Questo significa che l’acqua necessaria dovrà provenire principalmente dagli invasi, dalle dighe e dalle altre riserve artificiali. Finapp misura direttamente il contenuto d’acqua nei suoli e nella neve, ma non monitora il livello di riempimento degli invasi. Sarà quindi fondamentale una gestione particolarmente attenta delle risorse disponibili, per garantire un equilibrio tra le esigenze dell’agricoltura, quelle del comparto industriale e gli usi civili.
In uno scenario come quello attuale, ogni eventuale prolungamento delle alte temperature in assenza di precipitazioni potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sulla risorsa idrica, rendendo ancora più importante una pianificazione efficiente dei prelievi e dei consumi”.
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4) Corriere delle Alpi - Crisi idrica in Veneto, nasce una task force regionale per l’emergenza
Alla task force partecipano enti come i consorzi di Bonifica. L’obiettivo è riuscire ad affrontare le problematiche del presente e del futuro con una programmazione di lungo periodo e un maggiore confronto tra istituzioni
La task forse nasce per affrontare il problema della crisi idrica
Mettere attorno allo stesso tavolo le migliori competenze del Veneto per affrontare una crisi idrica che richiede risposte tempestive nell’immediato e una programmazione di lungo periodo.
È l’obiettivo della task force regionale voluta dall’assessore all’Ambiente, al Clima e alla Protezione Civile Elisa Venturini, che si è riunita per la prima volta nel pomeriggio di ieri, giovedì 9 luglio.
Al primo incontro hanno partecipato i consorzi di Bonifica, rappresentati da Anbi Veneto, i gestori del servizio idrico attraverso Viveracqua, le strutture tecniche regionali e docenti universitari delle discipline interessate alla gestione della risorsa idrica, chiamati a mettere a disposizione competenze scientifiche, tecniche e progettuali per individuare le strategie più efficaci con cui affrontare una situazione resa sempre più complessa dagli effetti dei cambiamenti climatici.
La composizione della task force è destinata ad ampliarsi progressivamente, coinvolgendo ulteriori soggetti e competenze che possano offrire idee, proposte e contributi utili.
Il punto sulla risorsa idrica
Il confronto ha consentito di fare il punto sullo stato della risorsa idrica e sulle principali criticità che stanno interessando il territorio regionale. Particolare attenzione è stata dedicata alla necessità di garantire la continuità dell’approvvigionamento di acqua potabile, oltre che della risorsa destinata agli usi agricoli, attraverso un costante monitoraggio della situazione e l’individuazione delle misure più efficaci da adottare nell’immediato.
Siccità in Veneto, il giugno nero dei fiumi: così il mare è risalito di 20 chilometri
Giugno ha confermato il quadro preoccupante per la grave crisi idrica in corso: ne hanno risentito soprattutto i fiumi veneti. In Regione sono caduti mediamente 85 millimetri di pioggia, con un deficit del 15 per cento rispetto alla norma
«Quello di ieri è stato un momento di confronto estremamente importante» dichiara l’assessore Elisa Venturini «Abbiamo voluto mettere attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti che, a diverso titolo, operano ogni giorno nella gestione della risorsa idrica. Di fronte a una situazione complessa nessuno può pensare di avere da solo tutte le risposte. La Regione vuole essere una realtà aperta al confronto, capace di valorizzare il contributo delle istituzioni, dei gestori, del mondo della ricerca e della società civile per costruire insieme le soluzioni migliori».
La relazione della Protezione civile del Veneto
La Protezione Civile del Veneto sta ultimando la relazione richiesta dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile sullo stato della crisi idrica regionale.
Il documento conterrà un quadro aggiornato dell’andamento delle precipitazioni degli ultimi mesi, della disponibilità della risorsa idrica negli invasi, nei canali e nei principali corsi d’acqua, delle previsioni meteorologiche, che allo stato attuale non indicano precipitazioni significative nel breve periodo, e delle possibili azioni da attuare nel breve, nel brevissimo e nel medio periodo per garantire la continuità dell’approvvigionamento idropotabile e limitare gli effetti della crisi sui territori maggiormente esposti.
Il confronto con le Regioni
Tra le questioni affrontate durante la riunione è emersa anche la necessità, evidenziata dai Consorzi di Bonifica, di rafforzare il confronto con le Regioni poste a monte dei principali bacini idrografici, affinché possano essere valutati ulteriori rilasci d’acqua a beneficio del territorio veneto.
«La crisi che stiamo vivendo ci impone di agire su due livelli» prosegue Venturini. «Da una parte servono interventi immediati per affrontare questa fase e garantire la disponibilità della risorsa idrica, dall’altra dobbiamo accelerare la realizzazione degli interventi strutturali già individuati. La Regione del Veneto ha già fatto la propria parte predisponendo progetti per oltre 400 milioni di euro destinati alla difesa del suolo, alla sicurezza idraulica e alla resilienza del territorio».













