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Presentata alla stampa la mostra "Paris Bordon 1500-1571. Pittore divino", Treviso, Museo Santa Caterina

Mostra Paris Bordon

La Città di Treviso dedica al suo più grande pittore, definito il “Divin Pitor” dallo storiografo Marco Boschini, la più ampia monografica mai realizzata finora

Presentata alla stampa al Museo Santa Caterina di Treviso la mostra "Paris Bordon. 1500-1571, Pittore divino", alla presenza di Mario Conte, Sindaco della Città di Treviso, Lavinia Colonna Preti, Assessore ai Beni culturali e Turismo della Città di Treviso, Federico Capraro, Presidente Ascom-Confcommercio mandamento di Treviso, Emanuela Bassetti, Presidente di Marsilio Arte, Francesca Nieddu, Direttore Regionale Veneto Est e Friuli-Venezia Giulia di Intesa Sanpaolo, Paolo Possamai, Direttore Relazioni Istituzionali e comunicazione del Gruppo SAVE, Luca Giavi, Direttore del Consorzio di Tutela Prosecco DOC, Simone Facchinetti e Arturo Galansino, curatori della mostra.

Allestita al Museo Santa Caterina dal 16/9 2022 al 15/1 2023, la rassegna curata da Simone Facchinetti, professore Associato all’Università del Salento, e Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi a Firenze, promossa dalla Città di Treviso, dai Musei Civici Treviso e dalla Regione del Veneto. La produzione e l’organizzazione sono affidate a Marsilio Arte, che ne pubblica il catalogo. Intesa Sanpaolo è Main Partner dell’iniziativa, realizzata con il contributo della Camera di Commercio Treviso-Belluno-Dolomiti, in collaborazione con Gruppo SAVE - AER TRE e con il Consorzio Tutela Prosecco DOC. Radio Monte Carlo è la radio ufficiale della mostra.
 
L’esposizione racconta la creatività e la qualità straordinaria della produzione dell’allievo di Tiziano riunendo 41 opere, di cui 34 capolavori tra dipinti e alcuni disegni di Paris Bordon, presentati accanto a testimonianze di Pietro Aretino, Giovanni Battista Cavalcaselle, Luigi Lanzi, Carlo Ridolfi, Giorgio Vasari, che attestano la fortuna critica del pittore.
I prestiti provengono dai più prestigiosi musei del mondo, tra i quali la National Gallery di Londra, il Louvre di Parigi, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, l’Ashmolean Museum di Oxford, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e i Musei Vaticani.

Il percorso si articola in otto sezioni tematiche (Eredità di Tiziano; Fortuna storica; Ritratti; Mitologie; Eros; Invenzioni di Paris; Quadri di devozione privata; Opere devozionali e pale d’altare) che ripercorrono la varietà e l’originalità dei temi del genio trevigiano, dalle Sacre Conversazioni ai disegni, dai sensuali ritratti femminili e maschili alle rappresentazioni mitologiche, dalle scene sacre delle grandi pale d’altare alle piccole opere destinate alla devozione privata. Tutte le stagioni del pittore sono documentate, a partire dalle testimonianze giovanili segnate dall’influenza di Tiziano, a quelle, personalissime, della maturità.
 
È Giorgio Vasari a considerare Paris Bordon l’unico allievo di Tiziano meritevole di attenzione, tanto da dedicargli una lunga appendice nella biografia del Vecellio nell’edizione del 1568 delle Vite. Grazie alla testimonianza di Vasari sappiamo che Bordon era anche un ricercato ritrattista. Il più antico quadro datato del genere, che arriva al Santa Caterina dalla Alte Pinakothek di Monaco, risale al 1523, ancora influenzato dall’eredità di Giorgione, modello a cui si era ispirato una volta lasciata la bottega di Tiziano. Se il ritratto di Monaco è impaginato ancora secondo uno schema giorgionesco, con quelli successivi si assiste a un’evoluzione in senso più moderno. Tramite la storia dei ritratti è possibile seguire il percorso – storico, geografico e stilistico – compiuto da Paris. Il tragitto stilistico lo ha condotto dai primi ritratti “al naturale”, ancora ispirati a Palma Il Vecchio e a Tiziano, a quelli segnati da un sofisticato manierismo, nati in un clima internazionale. Nel 1538 Paris è approdato in Francia, a Fointainebleau, alla corte di Francesco I. Nel 1540 ritrae un personaggio originario di Augusta e nello stesso decennio è documentato nella Milano spagnola. Lungo questo periplo si distendono molti personaggi dipinti: collezionisti o semplici committenti. Non mancano rappresentazioni di ritratti in molti quadri di Paris destinati alla devozione privata.
 
Numerosi sono i soggetti erotici, eseguiti sulla scia dei fortunati modelli di Tiziano e Palma il Vecchio. Sono quadri da stanza, destinati ad ambienti chiusi, riservati a committenti sofisticati. Nella maggior parte dei casi si tratta di ritratti di donne, rappresentate nelle vesti di soggetti mitologici, come Flora o Berenice, che discendono da una scuola che aveva già dato prove altissime nel genere, dalle insuperabili “belle” di Tiziano a quelle più carnali e terrene di Palma il Vecchio. L’ideale di bellezza si trasforma ulteriormente e in molti casi assume spiccati tratti androgini. L’altro ingrediente che fa apparire nuove le invenzioni di Paris Bordon è l’uso dei colori, non più fusi cromaticamente dentro una miscela calda e tonale, ma selezionati al di fuori della tradizione lagunare. Bordon fece sua la tradizione toscana ancora prima che i primi pittori di questa scuola approdassero a Venezia negli anni Quaranta e non deve quindi sorprendere che avesse assimilato molte delle loro peculiarità stilistiche, tra cui ovviamente l’uso del colore.
 
L’affermazione pubblica di Paris Bordon passa anche attraverso la committenza religiosa. A partire dagli anni Venti del Cinquecento il pittore si sposta entro i vasti domini della Serenissima in cerca di lavoro, da Belluno fino a Crema, ai confini del ducato di Milano per intercettare nuovi committenti per spedire opere fino a Bari, in fondo allo stivale.
Per la chiesa di San Francesco a Noale esegue il monumentale San Giorgio uccide il drago, commissionato da Alvise Campagnari, oggi conservato ai Musei Vaticani. Per la prima volta è possibile ammirare questo straordinario dipinto dopo un accurato restauro, appositamente realizzato in occasione della mostra.
Spesso i committenti delle opere di Paris sono personalità veneziane che operano o mantengono legami con la terraferma. Le radici familiari trevigiane lo mettono nelle condizioni di operare per il territorio (Biancade) o per il capoluogo. Non mancano le commissioni intercettate tramite i collegamenti con personalità che operano nel Ducato di Milano, come per la Pala Tanzi della Pinacoteca Nazionale di Bari. Come è stato ipotizzato, i contatti di Paris con Milano corrispondono a vari momenti della sua carriera e si scalano quasi con regolarità nei diversi decenni, facendo capo alla figura chiave di Carlo di Rho. Anche la Pala Tanzi destinata a Bari discende da intrecci e relazioni maturate nel ducato, tramite Enrico Tanzi, console generale dei milanesi e dei lombardi residenti nel Regno di Napoli.
Nei lavori successivi, nel corso degli anni Quaranta, Paris introduce molti scenari architettonici, toccando un assoluto apice nel cortile labirintico dell’Annunciazione di Caen, sebbene avesse dimostrato di saper padroneggiare la materia già un decennio prima, quando aveva superato tutti i suoi avversari realizzando la Consegna dell’anello al Doge per la Scuola Grande di San Marco a Venezia.
Un itinerario di confronti, curato dal direttore dei musei cittadini, Fabrizio Malachin, permette, infine, di riscoprire i capolavori di Paris Bordon custoditi all’interno della Pinacoteca del Museo Santa Caterina con documenti inediti e rimandi alle opere disseminate a Treviso e in Veneto.
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Simone Facchinetti è professore associato presso l’Università del Salento. Si è occupato di temi di storia dell’arte del Rinascimento e di storia della critica d’arte. Ha curato diverse mostre, tra cui Giovan Battista Moroni (2014-2015) e L’era di Giorgione (2016) alla Royal Academy of Arts di Londra, Giovanni Battista Moroni. The Richess of Renaissance Portraiture (2019) alla Frick Collection di New York.
Arturo Galansino è direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi a Firenze dal 2015. Storico d’arte e curatore, lavora per musei internazionali come il Louvre di Parigi, la National Gallery e la Royal Academy of Arts di Londra. Ha curato diverse mostre spaziando dal Rinascimento all’arte contemporanea, tra cui Giovan Battista Moroni (2014-2015), Rubens e la sua eredità (2015) e L’era di Giorgione (2016) alla Royal Academy, Giovanni Battista Moroni. The Richess of Renaissance Portraiture (2019) alla Frick Collection di New York, Ai Weiwei. Libero (2016), Bill Viola. Rinascimento elettronico (2017), Marina Abramović. The Cleaner (2018) e Jeff Koons. Shine (2021- 2022) a Palazzo Strozzi.

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