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Pride a Belluno, il comitato Ciao: «Noi isolati e senza spazi. In piazza per sentirci più liberi»

Quattro membri del comitato con la maglia creata per l’evento

Parlano gli organizzatori dell’evento di sabato 15 luglio: «Qui mancano percorsi sanitari ad hoc. Gli ultimi attriti? Dimostreremo la bontà delle nostre rivendicazioni»

Tutto pronto per il primo pride di Belluno. A poche ore dalla colorata e pacifica invasione delle vie del centro da parte della comunità Lgbtq+, previsto per sabato dalle 14. 30, salgono le aspettative del gruppo di ragazze e ragazzi del comitato Ciao, che ha deciso di organizzare questa manifestazione conosciuta oramai in tutto il mondo libero per ribadire l’importanza dei diritti civili degli omosessuali. «Ci saranno tante persone, ma è difficile fare una stima di quel “tante”, essendo la prima volta di un Pride in città», commentano dal comitato, «al di là dei numeri, però, pensiamo che ci sia un gran bisogno di portare anche a Belluno questa manifestazione».

Per presentare il “Pride Belluno”, infatti, è stato stilato un manifesto con una serie di obiettivi; tra questi, anche la necessità emersa proprio dalla comunità Lgbtq+ locale di avere dei riferimenti specifici all’interno della sanità.

«Le nostre rivendicazioni non sono frutto di fantasia, ma vengono direttamente dal confronto con le persone, che a gran voce chiedono una serie di provvedimenti», continuano da Ciao, «ad esempio ci sono giovani e meno giovani che non si riconoscono nella propria identità di genere e decidono di fare un percorso di transizione, salvo poi scoprire che nel Bellunese non esistono un centro dedicato a questo tipo di percorsi e nemmeno dei singoli professionisti. Questo li costringe ad andare fuori provincia, con conseguente stress, per loro e le loro famiglie, e costi non indifferenti. Sarebbe quindi utile la creazione di un centro simile o quantomeno favorire uno scambio di professionisti da altre realtà per poter contare su un riferimento di questo tipo anche in provincia».

Il tema dell’adesione al pride, però, ha creato anche alcuni malumori all’interno delle amministrazioni locali: «C’è un po’ di attrito con le amministrazioni di Belluno e Feltre per la risposta che abbiamo avuto quando abbiamo presentato questa nostra iniziativa», proseguono dal comitato Ciao, «le risposte che abbiamo ricevuto e i dubbi che hanno espresso sul nostro manifesto che li hanno frenati inizialmente, però, rende ancora più necessario il nostro essere in piazza, per dimostrare le bontà delle nostre rivendicazioni e rappresentare una comunità lasciata ancora troppo isolata».

Ciò che manca poi in provincia, secondo Ciao, è un vero luogo di aggregazione per la comunità Lgbtq+, anche se nel complesso la città viene ritenuta sicura e fortunatamente gli episodi d’odio e di intolleranza sono minimi: «In passato, sul nostro territorio ci sono state diverse iniziative che hanno cercato di fare qualcosa per i diritti delle persone Lgbtq+, ma oggi è difficile trovare un luogo dove incontrarci sapendo di non essere le mosche bianche della comunità e questo spinge molti giovani a lasciare la città per trovare ambienti più inclusivi altrove», spiegano, «da questo punto di vista, il nostro neonato comitato, che si appoggia agli spazi della Casa dei beni comuni, punta a colmare questo vuoto. Sul tema della sicurezza, invece, non si registrano episodi gravi. Ci sono commenti (social e non) poco gradevoli, ma ce li aspettiamo sempre, perché non tutti la possono pensare come noi».

Uno degli obiettivi del pride, infine, è quello di far venire allo scoperto i membri della comunità lgbt, invitandoli a non aver paura, cosa non semplice, per le motivazioni più varie: «Non è semplice stimare la grandezza della comunità gay bellunese, ma speriamo che, facendoci conoscere, si possa arrivare anche a una sorta di unione per avere più forza. All’interno del comitato Ciao (Comitato inclusivo di azione e orientamento LGBTQIA+) siamo circa in dieci e lavoriamo tutti in grande sintonia», spiegano, «ci siamo formati l’anno scorso, in occasione di un evento che abbiamo voluto creare per ricordare il suicidio di Cloe Bianco e da lì abbiamo continuato a fare informazione sulla transessualità, sulle malattie sessualmente trasmissibili e sulle altre tematiche correlate».

È possibile contattare il comitato via mail (ciaolgbtqia@gmail. com), Ff e Instagram (CIAO Lgbtq+) o alla Casa dei beni comuni ogni terzo sabato del mese.

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