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Selezione articoli dal Corriere delle Alpi - Dolomiti, pericolo crolli con il disgelo: «Vanno monitorate anche le pareti»

La Statale di Alemagna completamente invasa dai detriti venuti giù dalla Marcora (foto Pòrcile)
Professore del Dipartimento di Scienze della Terra dell'università di Firenze Il professor Nicola Casagli

Il geologo Casagli non ha dubbi: «Radar puntati più in alto delle colate per capire in anticipo cosa succederà»

Il bellunese è tempestato da 6 mila frane. Le più imprevedibili sono quelle alimentate da crolli delle pareti dolomitiche.
Come nel caso di Croda Marcora e dell’Antelao, a San Vito di Cadore, e del Sorapis, a Cortina.

Per Nicola Casagli, ordinario di Geologia applicata presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze, non ci sono dubbi: non è sufficiente, anche se importante, monitorare le colate, è necessario pure controllare, attraverso radar, le pareti in possibile movimento. Come dire, una “radarizzazione” delle pareti dolomitiche, almeno quelle più fragili.

Sabato pomeriggio si è ripetuta la chiusura della statale Alemagna, a San Vito, a causa di una fortissima precipitazione, imprevista nella sua intensità. È tornato attivo il vostro radar che nell’estate 2025 ha tenuto sotto controllo la cima del Marcora? «Per la verità il sistema è rimasto sempre attivo, anche nei mesi in cui non risultavamo contrattualizzati. Il nostro servizio non è mai stato interrotto. Da qualche tempo sappiamo che sarà il Comune di San Vito il nostro punto di riferimento contrattuale. Dall’autunno scorso la situazione sembra tranquilla. Ai 3 mila metri della vetta del Marcora non ci sono stati movimenti di sorta».

Quanto cubava il materiale in sospeso? «Almeno 10 mila metri cubi di roccia e sassi si trovavano in equilibrio instabile, nell’estate 2025. D’inverno si è tutto ghiacciato. Peraltro, già da settembre il radar segnalava una decelerazione dei movimenti, che all’inizio dell’autunno si sono fermati».

Gli studiosi della meteorologia prevedono che la prossima sarà una delle estati più calde. «Io mi aspetto che, appena inizierà un po’di caldo, la roccia tornerà a muoversi. Ma nel caso del Marcora lo sapremo con qualche anticipo, grazie al monitoraggio in parete. Il problema si pone là dove non c’è alcuna forma di controllo. A mio parere, non è sufficiente vigilare sulle colate, per capire quando si muovono, è indispensabile osservare le strutture che le alimentano».

Sono una decina nel solo territorio della val Boite e dell’Ampezzano. .. «Le frane, a valle, sono tutte monitorate. Va benissimo. Ma i radar andrebbero puntati anche più in alto per evitare sorprese preoccupanti».

Vi aspettavate il crollo su Croda Marcora? «A Cancia, nel giugno dell’anno scorso, c’è stata la prima riattivazione della colata storica. Poi ha fatto seguito il crollo sul Marcora; in quel punto era inatteso, infatti non ha coinvolto un canalone preesistente, si trattava di una traiettoria nuova: si sono staccati grossi blocchi dalla parte alta della Croda, ciascuno di migliaia di metri cubi di roccia che, abbattendosi ai piedi della pareti, con un salto di mille metri, si frantumano e diventano molto permeabili alla pioggia. Da qui le colate a volte molto fluide. Ecco perché abbiamo proposto prima alla Protezione Civile nazionale e regionale poi alle istituzioni di usare la migliore tecnologia esistente al mondo per monitorare i crolli. Fatto che consente il preavviso del possibile movimentarsi di una colata o di una frana».

Sono tecnologie facilmente implementabili altrove? «Sono molto costose, ma utili a tenere in sicurezza il territorio. Le ho messe a punto ancora 30 anni fa e oggi vengono utilizzate soprattutto nelle miniere, per interrompere preventivamente l’attività in caso di emergenza».

Il preavviso di quanto può essere? «Anche di giorni. E questa opportunità è importante, se soltanto pensiamo alla gestione della sottostante statale Alemagna. Siamo dunque pronti, come struttura, ad intervenire dove ci verrà richiesto».

Oltre al Marcora andrebbero radarizzati anche l’Antelao e il Sorapis? «I versanti sottostanti, quelli delle colate, sono già puntualmente vigilati. Per un supplemento di sicurezza bisognerebbe intervenire sulle pareti superiori».

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articolo di Francesco Dal Mas

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