Tra Vajont e terremoto del 1976: tremila alpini bellunesi in marcia verso Udine
Un’Adunata in un luogo simbolo dall’11 al 14 maggio: dal disastro nacque la Protezione civile, 13 anni dopo la consacrazione nel post sisma
Sono circa 3 mila gli alpini – cadorini, bellunesi e feltrini – che parteciperanno all’Adunata nazionale dell’Ana dall’11 al 14 maggio a Udine e in Friuli. Alcuni di loro raggiungeranno il Friuli, da Santa Giustina e Trichiana, in “Graziella”.
La ricordate? La storica bicicletta pieghevole disegnata da Rinaldo Donzelli e prodotta a partire dal 1964 dalla fabbrica Carnielli di Vittorio Veneto. E non è che questi “veci” affronteranno la salitella del Fadalto per poi fiondarsi in discesa fino a Vittorio Veneto e raggiungere comodamente Udine. No, percorreranno l’antica Strada dei patriarchi (quelli di Aquileia). Quindi, in sella alle due ruote da Belluno saliranno verso Longarone, da qui a Pieve di Cadore, poi su su verso Lorenzago, quindi si cimenteranno con i tornanti del passo Mauria e, da qui, voleranno verso la Val Tagliamento, per avvicinarsi a Udine attraversando i paesi terremotati del 1976.
È questa una delle tante curiosità del raduno friulano, rinviato di due anni a causa della pandemia e che, secondo le previsioni, accoglierà non meno di 450mila presenze, con 90mila penne nere in sfilata per un chilometro e 800 metri, domenica 14 maggio, da Piazzale Osoppo a Piazza 1 Maggio.
Bellunesi in prima linea - Presenti fin dall’11 maggio le tre sezioni Ana della provincia: Belluno, Cadore e Feltre. I tre presidenti – rispettivamente Lino De Pra, Antonio Toffoli e Stefano Mariech – saranno in Friuli fin dal primo giorno. Sarà il giorno della memoria, dedicato in particolare ai caduti della Grande Guerra, che verranno omaggiati a Redipuglia. Il giorno successivo un’altra tappa dell’adunata cosiddetta diffusa: Gemona, la capitale del terremoto, mille morti. «Noi bellunesi abbiamo fatto la naja, per la maggior parte, con la Cadore, ma numerosi alpini», ricorda De Pra, «sono stati nella Julia».
I tre presidenti saranno accompagnati, nella stessa giornata di giovedì, dalle prime avanguardie. «Ogni gruppo si arrangia», fa sapere Mariech, «accampandosi nelle aree destinate dall’Ana di Udine e prenotate ormai da tempo.
Camerate e cucine in tensostruttura - Ci sono gruppi che arrivano con tensostrutture che accomunano posti letto, ristorazione e cucina. Tanti si porteranno in Friuli con i camper, altri hanno trovato ospitalità presso ambienti parrocchiali o strutture civili». Gli alberghi sono tutti esauriti, ormai da tempo. Ci sono alpini sistemati lungo il litorale, da Jesolo a Grado. E numerose penne nere bellunesi hanno dovuto prenotare chi a Lignano chi a Grado. Non mancano coloro che sono stati costretti ad espatriare, oltre confine nella vicina Slovenia. «Invito i bellunesi a prendere nota della circolare arrivata dalla sede centrale dell’Ana che avvisa del divieto di accamparsi in giardini e aiuole pubbliche o private prive di autorizzazione, pena anche una sanzione», mette sul chi va là il presidente De Pra.
«Dal Cadore e dal Comelico potremmo essere da un minimo di 300 a un massimo di 500», ammette il presidente Toffoli. «Ogni gruppo ha gestito in autonomia la scelta della location. Il Friuli e Udine, poi, sono vicini per cui numerosi alpini vi si recheranno anche in giornata».
Gli striscioni - La Cadore ha invitato tutti i sindaci del territorio e porterà in sfilata gli striscioni utilizzati a Rimini. Il tema affidato dall’Ana quest’anno è quello della famiglia. «Non poteva essere più indovinato», riflette De Pra. «Il Friuli come il Bellunese sono aree di crescente desertificazione demografica. Lo spopolamento è la nostra angoscia quotidiana. Quindi una riflessione sulla famiglia è quanto di più saggio si possa immaginare». “Penne nere una grande famiglia”, “Famiglia alpina uno scrigno di valori”, si leggerà in due degli striscione con cui parteciperà la sezione di Belluno, che sarà presente almeno con 1.300, forse 1.500 alpini.
Per Feltre il presidente Mariech spera di accompagnarne un migliaio. «Arriveremo con tre striscioni. Quello storico assicura “Alpini…sempre” (color rosso). “Sui sentieri del passato per consegnare il futuro ai giovani” afferma l’accattivante striscione color bianco. E poi quello verde (in sfilata i colori saranno in ordine contrario, ovviamente): “La nostra penna non conosce confini e unisce i popoli”.
A piedi per il Vajont - Anche gli alpini feltrini non mancano di intraprendenza. «Gli amici del gruppo di Lamon e di quello di Lentiai raggiungeranno la destinazione, a Udine, marciando a piedi. Raggiungeranno Longarone e la diga del Vajont per poi scendere verso la Valcellina e da Maniago e Spilimbergo portarsi sui luoghi dell’Adunata», anticipa Mariech. Il Vajont, appunto: la tragedia, a 60 anni dalla consumazione, sarà ricordata a Palmanova, in un concerto alla memoria da parte della Fanfara della Brigata Cadore. «È un appuntamento che vivremo con particolare intensità», conferma De Pra, «perché la prima forma di protezione civile è stata quella degli alpini sulla distesa di morti sul Piave, ai piedi della diga. Dopo 13 anni, quella tragica esperienza dovette ripetersi sulle macerie del terremoto in Friuli e in quell’occasione nacque la Protezione civle, di cui Belluno fa parte con orgoglio, perché abbiamo un nucleo di 600 volontari».











