Turismo soft in una montagna libera: nasce il manifesto della Marmolada
Guide alpine, Soccorso alpino e Cai siglano il patto: cinque principi per onorare la morte dei colleghi scomparsi nella tragedia del 3 luglio
Il ghiacciaio della Marmolada è ancor off limits; ad oggi non si sa neppure se si potrà sciare sulla pista più lunga d’Europa, 12 km, da punta Rocca a Malga Ciapela, persiste infatti l’ordinanza di chiusura del Comune di Canazei. Ma il Collegio regionale veneto Guide alpine, insieme al Cai e al Cnsas del Veneto hanno deciso di organizzare il 30 ottobre a Alleghe una manifestazione in ricordo delle vittime del crollo di un muro del ghiacciaio, in memoria delle quali presenteranno anche un “manifesto” che loro definiscono “etico”, ma che in verità è anche politico e sociale.
«Gli eventi del 3 luglio in Marmolada hanno scosso profondamente tutti noi, e la scomparsa di due colleghi in quelle circostanze è certamente un evento a cui nessuno di noi era preparato», anticipa il presidente delle Guide alpine del Veneto Marco Spazzini, che le pareti strapiombanti della Marmolada le conosce come le sue tasche. «Nei giorni successivi, quando il bilancio della tragedia stava diventando chiaro a tutti», spiega Spazzini, «è nato su iniziativa di Lucia Montefiori, il nostro segretario, un manifesto etico delle guide, figlio dell’esigenza di dare una cornice di senso alla catastrofe appena successa e della voglia di onorare così la memoria dei colleghi scomparsi».
Un elenco di cinque principi a cui ispirare il lavoro delle guide e che, successivamente, è stato fatto proprio sia dal Soccorso alpino che dal Cai. Domenica 30 ottobre ad Alleghe, nella sala congressi A. Franceschi, a partire dalle 16.30 la sottoscrizione popolare. Interverranno Spazzini, il presidente del Cai Renato Frigo e il presidente del Cnsas Rodolfo Selenati, che venerdì a Belluno illustreranno l’iniziativa con maggiori dettagli. È infatti prevista anche una fiaccolata.
Guide, soccorritori e alpinisti del Cai rivendicano anzitutto - ed è il 1° punto del manifesto - il diritto universale alla frequentazione libera degli ambienti naturali. Una libertà che in taluni ambienti era stata messa in discussione dopo i morti del 3 luglio. «Chi decide di frequentare gli ambienti naturali, ne accetta i rischi e se ne assume la responsabilità: riconosciamo che nessuno può garantire la sicurezza totale in un ambiente incontrollabile e caratterizzato da rischi oggettivi, ma sappiamo anche che i rischi soggettivi possono essere ampiamenti mitigati dalla conoscenza del territorio, dall’acquisizione di competenze e dal sapere che viene dall’esperienza». Un passaggio importante, questo, perché siamo alla vigilia, fra l’altro, di probabili decisioni da parte della Magistratura di Trento, a seguito delle indagini sul drammatico evento.
Il manifesto conferma, al 2° punto, il rifiuto di una visione politica della montagna ridotta a parco giochi, ma anche a infrastruttura di svago regolamentata. Magari con le bandierine a segnare le zone di rischio. E con le ordinanze a dire dove (non) si può salire. «È importante che si diffonda la consapevolezza del fatto che nessuno può avere il controllo di fattori stocastici: non i sindaci, non il soccorso alpino, non le guide. Gli ambienti naturali sono dinamici e in costante evoluzione: chi non è disposto ad assumersi la responsabilità, con consapevolezza, del contatto con la natura, deve fare autocritica e rinunciare alla frequentazione di questi ambienti».
Chi va sulle terre alte non può che riconoscere – ed è il 3° punto del manifesto - i cambiamenti climatici come fattore di complessità crescente dell'ambiente. «Sappiamo che in questi ambienti in evoluzione sono sempre più frequenti episodi inediti ed estremi. Come guide ci impegniamo a continuare la nostra formazione sul tema e a fare opera di educazione e divulgazione tra i nostri clienti: diffondere la conoscenza sui fattori di adattamento e mitigazione è un atto di responsabilità verso le generazioni future». Analogo impegno da parte del Cai e del Soccorso alpino.
Per quanto riguarda poi l’attività turistica, il Manifesto riconosce gli impatti ambientali e impegna gli operatori a promuovere una frequentazione etica e responsabile degli ambienti naturali. «Come operatori turistici, sentiamo l’esigenza di lasciare la nostra impronta sul mercato, incentivando modalità di fruizione che non consumino il territorio, e che siano rispettose dell’ambiente».
La conclusione del manifesto è un forte appello alla partecipazione, ritenuta «fondamentale per governare nel modo migliore la complessità in evoluzione dei territori di montagna». La partecipazione così intesa è la creazione di reti tra istituzioni, imprese, cittadini, terzo settore e professionisti è un aspetto cruciale nella prevenzione dei conflitti sul territorio e nella condivisione di una visione per il futuro.
«Le guide», si legge (ma il discorso vale anche per Cai e Soccorso alpino), «presidiano i territori impervi e si impegnano in un ruolo di sentinelle privilegiate, attori di una sorveglianza diffusa sui segnali di cambiamento, in un’ottica di collaborazione con gli altri soggetti presenti sul territorio».











