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Da SegnoOnLine - Gianfranco Gorgoni. Dentro l’arte, oltre il documento: l’occhio che ha custodito l’effimero

Gianfranco Gorgoni, Beuys, Joseph - Mooraktion Bog Action, Eindhoven, Netherlands 1971
Gianfranco Gorgoni, Smithson, Robert Spiral Jetty Great Salt Lake UT 1970
Gianfranco Gorgoni, Christo Running Fence Sonoma and Marin Counties CA 1976
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Gianfranco Gorgoni, Beuys, Joseph - Mooraktion Bog Action, Eindhoven, Netherlands 1971. Si è conclusa da poco a Palazzo Sarcinelli di Conegliano la retrospettiva Da Warhol a Christo. Dalla Pop alla Land Art di Gianfranco Gorgoni.

Il progetto espositivo, a cura di Alberto Dambruoso e Fabio Cosentino, ha restituito al pubblico la statura internazionale di Gianfranco Gorgoni, figura centrale nella costruzione dell’immaginario artistico della seconda metà del Novecento e protagonista di una vicenda professionale che trova pochi paragoni nel panorama fotografico contemporaneo. Attraverso una selezione di immagini ormai entrate nella memoria visiva collettiva, il percorso ha evidenziato come il suo lavoro abbia oltrepassato la dimensione documentaria per assumere il valore di una vera pratica autoriale, capace di incidere profondamente sulla ricezione storica delle neoavanguardie.

Partito dall’Italia alla fine degli anni Sessanta con destinazione New York, nel momento in cui la metropoli statunitense stava consolidando il proprio ruolo di capitale mondiale della ricerca contemporanea, Gorgoni si trovò al centro di una straordinaria convergenza di esperienze, linguaggi e personalità che avrebbero ridefinito il lessico dell’arte occidentale. La sua vicinanza a Leo Castelli gli consentì un accesso privilegiato agli studi, ai laboratori e agli ambienti nei quali prendevano forma le opere destinate a modificare il corso della storia visiva del secolo scorso. Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein, Donald Judd, Richard Serra, Joseph Beuys, Alighiero Boetti, Mario Merz, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Jeff Koons: una costellazione di protagonisti osservata dall’interno, lontano dalla ritualità ufficiale dell’evento pubblico e vicina invece al momento della progettazione, dell’attesa, della relazione umana.

La peculiarità della sua ricerca risiede proprio in questa capacità di trasformare la fotografia in uno spazio di prossimità: le sue immagini evitano la monumentalizzazione celebrativa e costruiscono una narrazione fondata sulla fiducia, sulla consuetudine, sulla condivisione dell’esperienza. L’artista ritratto appare raramente come icona distante; emerge piuttosto come individuo immerso nel proprio processo creativo. Tale approccio conferisce agli scatti una densità antropologica che supera il semplice ritratto e restituisce il clima culturale di un’epoca. La sezione dedicata alla Pop Art ha rappresentato uno dei nuclei più significativi dell’esposizione. Le celebri fotografie di Warhol, dalla celebre immagine sul letto ai ritratti con Leo Castelli e Giorgio De Chirico, testimoniano una straordinaria capacità di sintesi iconografica. In particolare l’incontro fra il padre della Metafisica e il fondatore della Pop Art assume il valore di una soglia storica: due genealogie apparentemente distanti vengono ricondotte entro un’unica inquadratura, trasformando il fotogramma in un dispositivo critico capace di mettere in relazione differenti stagioni della modernità.

Tuttavia il contributo più rilevante di Gorgoni resta legato alla Land Art. In questo ambito il fotografo abruzzese ha svolto un ruolo che va ben oltre la testimonianza visiva. Molte delle opere realizzate da Robert Smithson, Michael Heizer, Walter De Maria, Nancy Holt, Christo e Jeanne-Claude possedevano infatti una natura temporanea, sottoposta all’erosione degli agenti atmosferici, alle trasformazioni ambientali o alla loro stessa concezione progettuale. Senza la sua presenza, una parte consistente di quel patrimonio sarebbe sopravvissuta soltanto attraverso descrizioni testuali, disegni preparatori o frammentarie registrazioni audiovisive. Le sue fotografie costituiscono dunque l’archivio primario di un movimento fondato sulla transitorietà. La documentazione della Spiral Jetty di Robert Smithson rappresenta probabilmente il caso più emblematico. Nel corso dei decenni Gorgoni ha seguito l’opera in differenti condizioni atmosferiche e luministiche, registrandone le metamorfosi e trasformando il paesaggio in una sequenza temporale aperta. Lo stesso accade per Running Fence e Surrounded Islands di Christo e Jeanne-Claude, dove la fotografia diviene l’unico strumento capace di fissare interventi territoriali concepiti per una durata limitata. In questi casi l’immagine sostituisce l’oggetto, assumendo una funzione conservativa che la pone al centro del processo artistico.

Proprio in tale prospettiva emerge l’unicità del lavoro di Gorgoni: nel contesto italiano nessun altro autore ha potuto seguire con tale continuità la nascita, lo sviluppo e la diffusione internazionale delle principali correnti artistiche americane dagli anni Sessanta agli inizi del XXI secolo. La sua vicenda attraversa Pop Art, Minimalismo, Arte Concettuale, Arte Povera, Graffitismo, Transavanguardia e pratiche ambientali, costruendo una mappa visiva senza equivalenti e il suo archivio costituisce, oggi, una fonte primaria per la storiografia contemporanea e un repertorio iconografico che ha contribuito a definire l’immagine stessa di numerosi protagonisti dell’arte internazionale.

La mostra di Conegliano ha avuto dunque il merito di riportare l’attenzione su una figura il cui lavoro appartiene tanto alla storia della fotografia quanto a quella delle arti visive. Attraverso il suo obiettivo sono passati artisti, opere, paesaggi e trasformazioni culturali che hanno segnato oltre mezzo secolo di ricerca. Osservando oggi queste immagini risulta evidente come Gorgoni abbia svolto una funzione rara: trasformare l’atto del documentare in un gesto creativo capace di preservare ciò che per sua natura era destinato a scomparire e in tale equilibrio fra archivio e interpretazione risiede la grandezza di un autore che ha consegnato alla memoria collettiva alcuni dei capitoli più significativi dell’arte contemporanea.

Posted by Tommaso Evangelista                    in Posted in Recensioni

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