Eventi, avvenimenti, manifestazioni, mostre di arte a Belluno e provincia

Da SegnoOnLine - Helen Broms Sandberg – La misericordia come pratica dello sguardo

Helen Broms Sandberg, Le Sette Opere di Misericordia. Installation views

Helen Broms Sandberg, Le Sette Opere di Misericordia. Spazio Bruchium Fermentum, Venezia

Le Sette Opere di Misericordia è la nuova mostra personale di Helen Broms Sandberg, (Stoccolma 1961) ospitata nello Spazio Bruchium Fermentum, tra le Corderie dell’Arsenale e i Giardini della Biennale. Inserita nel programma collaterale della 61ª Biennale di Venezia, la mostra resterà aperta al pubblico dal 6 maggio al 22 novembre 2026.

Attraverso un linguaggio visivo essenziale stratificatoHelen Broms Sandberg affronta il tema delle sette opere di misericordia sottraendolo alla dimensione esclusivamente religiosa per restituirlo a una riflessione più ampia sulla vulnerabilità, la cura e la responsabilità nei confronti dell’altro. L’artista rilegge un’iconografia profondamente radicata nella tradizione occidentale, interrogandone l’attualità e mettendo in tensione i concetti di compassione e solidarietà con le contraddizioni del presente.

La collocazione della mostra nello Spazio Bruchium Fermentum, a breve distanza dall’Arsenale, favorisce un dialogo con il contesto della Biennale: le opere si inseriscono nel dibattito contemporaneo sulle forme dell’impegno etico e sociale dell’arte, evitando facili retoriche e privilegiando invece un approccio meditativo e critico. Ne emerge un percorso che invita il visitatore a confrontarsi con il significato della misericordia oggi, non come gesto caritatevole astratto, ma come pratica concreta di relazione e di riconoscimento reciproco.

L’installazione si ispira all’omonima pala d’altare realizzata nel 1607 da Caravaggio, conservata presso il Pio Monte della Misericordia a Napoli e comprende opere realizzate tra il 2018 e il 2026. In questo progetto l’artista – con l’esperienza risultante dal confronto con la stratificazione culturale della città di Napoli  nel senso  iconografico precise ‘opere della misericordia’: Dar da mangiare agli affamati, Dar da bere agli assetati, Vestire gli ignudi, Ospitare i pellegrini, Curare gli infermi, Visitare i carcerati, Seppellire i morti.

La dimensione narrativa dell’opera di Helen Broms Sandberg supera ampiamente la funzione descrittiva. Ciò che emerge dall’esposizione è un campo di esperienza nel quale il racconto si configura come pratica di conoscenza non una sequenza di eventi da osservare. Le immagini non organizzano soltanto una rappresentazione del mondo, bensì producono uno spazio nel quale lo spettatore è chiamato a negoziare continuamente il proprio rapporto con ciò che vede.

In questa prospettiva, la struttura multicanale dell’installazione assume una valenza che  tracima il semplice dato formale. I sette schermi non costituiscono sette capitoli di una medesima storia, ma sette soglie attraverso cui accedere a differenti livelli di esperienza. Ogni immagine contiene una temporalità autonoma, una propria densità emotiva e simbolica. Il significato si genera nel passaggio da una all’altra, nello spazio intermedio che le separa e al tempo stesso le connette.

L’opera costruisce così una grammatica della relazione. Le immagini non funzionano come unità chiuse, ma come elementi di un sistema aperto che trova il proprio compimento nell’atto percettivo dello spettatore. È quest’ultimo a stabilire connessioni, riconoscere analogie, produrre continuità narrative. Il racconto si manifesta come un processo condiviso, mai definitivamente stabilizzato.

Il progetto di Broms Sandberg  è profondamente contemporaneo. In un’epoca caratterizzata dalla frammentazione delle esperienze e dalla proliferazione dei flussi visivi, l’artista evita tanto la linearità del racconto tradizionale quanto la dispersione dell’immagine spettacolare. Ciò che propone è una forma narrativa fondata sulla complessità, capace di mantenere insieme molteplicità e coerenza, differenza e relazione.

La misericordia stessa assume una configurazione narrativa. Non si presenta come un concetto astratto né come un semplice tema iconografico. Diviene una struttura relazionale che attraversa l’intera opera. Ogni gesto di cura, ogni forma di accoglienza, ogni pratica di solidarietà attiva una trama di rapporti che coinvolge individui, comunità e memorie collettive. L’immagine registra queste connessioni e le restituisce come possibilità di pensiero.

È in questa tensione tra esperienza individuale e dimensione collettiva che il lavoro raggiunge uno dei suoi risultati più significativi. I soggetti che attraversano i video non sono personaggi nel senso tradizionale del termine. Appaiono piuttosto come presenze, figure attraversate da una pluralità di storie che eccedono la loro identità specifica. I loro gesti appartengono contemporaneamente alla sfera del vissuto personale e a quella dell’immaginario condiviso.

In tal senso la mostra può essere letta come un archivio dinamico di esperienze umane. Un archivio che non conserva il passato come documento immobile, ma lo riattiva costantemente nel presente. Ogni immagine si presenta come una traccia che rinvia ad altre immagini, ad altre memorie, ad altre narrazioni. Il dispositivo espositivo diventa così uno spazio di sedimentazione e riemersione, nel quale il tempo storico e il tempo biografico si intrecciano continuamente.

Questa attenzione alla stratificazione temporale costituisce uno degli elementi che più profondamente collegano Broms Sandberg alla lezione di Caravaggio. Entrambi gli artisti costruiscono immagini attraversate da molteplici temporalità. Nel maestro lombardo il passato sacro irrompe nel presente della città; nell’artista contemporanea il presente viene continuamente interrogato da memorie storiche, culturali e politiche che ne ampliano il significato.

La narrazione assume allora una funzione etica oltre che estetica. Raccontare significa creare le condizioni affinché l’altro possa apparire, essere riconosciuto e accolto all’interno di uno spazio condiviso. Le immagini non offrono risposte, ma generano possibilità di incontro. È precisamente in questa apertura che risiede la loro dimensione politica.

Le Sette Opere di Misericordia si configurano dunque come un dispositivo narrativo complesso nel quale immagine, memoria e responsabilità convergono in una medesima esperienza. L’opera non rappresenta semplicemente il mondo: costruisce uno spazio di riflessione sul modo in cui abitiamo il mondo insieme agli altri. Ed è forse proprio in questa capacità di trasformare la visione in relazione che si misura la sua più autentica attualità.

Utilizzando questo sito web, acconsenti all'utilizzo di cookie cosa sono
menu
menu