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Da SegnoOnLine - In 2.73 giorni. Abitare il caos

In 2.73 giorni. Abitare il caos

Dopo il capitolo dedicato al desiderio, il progetto affronta ora il caos quale condizione costitutiva dell’abitare, in cui la vita inesorabilmente si negozia, si accumula e si trasforma, dalla scala domestica fino al corpo della città.

Casa 2.73 - Cannaregio 3193E - Venezia
Opening 26 giugno 2026 – ore 19:00

Casa 2.73, l’appartamento privato nel sestiere di Cannaregio che lo studio Bellinato Giacomazzi Architetti ha concepito come prototipo abitativo per il residente resiliente, riapre per il secondo appuntamento di In 2.73 giorni.

L’intera rassegna, a cura di Susanna Ravelli e Francesco Perozzi, si articola in quattro appuntamenti nel corso della stagione 2026, in corrispondenza di alcuni momenti nodali del calendario della Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale: dalla preview di maggio sino al finissage di novembre. Ogni tappa introduce un nodo tematico distinto, costruendo un programma che, senza esaurirsi nel singolo evento, si dà come sequenza e stratificazione di senso nel corso dei mesi. La cornice resta quella dell’ospitalità come postura critica attraverso cui l’arte incontra chi abita la città – tanto il visitatore di passaggio quanto il residente stabile.

In 2.73 giorni. Abitare il caos inaugura venerdì 26 giugno, ore 19:00. In mostra, gli interventi di Helga Franza, Stefano Graziani e Oscar Formacio Mendoza, insieme all’opera di un quarto segreto autore, attraversano la questione del caos con registri eterogenei. Le fotografie di Graziani, scattate nell’appartamento parigino dell’architetto visionario Yona Friedman, restituiscono uno spazio fattosi manifesto del pensiero che lo ha abitato, testimoniando come vita e progetto si alimentino a vicenda. Divorata e riscritta per cancellazioni successive è invece la città messicana di antiche radici nel racconto visivo di Mendoza, offerta in una narrazione implacabile e disorientante sul destino di una comunità inghiottita da un’urbanizzazione predatoria.

In diretta successione, un secondo lavoro video, (realizzato in collaborazione con Nina Fiocco) indaga la piazza come spazio di ascolto reciproco, contro la sua dimensione puramente monumentale e rappresentativa. Franza abita infine la precarietà della forma: sue le impalcature filiformi e metamorfiche, dove il caos affiora come principio generativo – geometrie intuitive, indifferenti ad ogni misura, che si trasformano senza risolversi, in costante tensione fra crescita organica e disfacimento.

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