Selezione articoli dal Corriere delle Alpi - Frana sulla Tofana di Dentro, il soccorso alpino:«Attenzione agli sciami, è come con i terremoti»
Giuseppe Zandegiacomo, presidente del Soccorso alpino del Veneto: «Resta chiuso il sentiero 401». La polvere impedisce di stimare il materiale caduto. La parete della Tofana di Dentro è da tempo considerata instabile per le alte temperature e la perdita del permafrost
«Come per il terremoto, così per i crolli, si presti attenzione al possibile sciame», mette in guardia Giuseppe Zandegiacomo, presidente del Soccorso alpino del Veneto.
Per tutta la giornata di lunedì 5 ottobre sono continuate le ricerche di eventuali dispersi sui rilievi sopra Val Travenanzes, dopo la frana dalla parte sommitale della Tofana di Dentro. «Non ci è arrivata nessuna telefonata che segnalasse qualche mancato arrivo in albergo o a casa», tirano un sospiro di sollievo al Soccorso alpino, che insieme ai colleghi della Guardia di finanza hanno vigilato sul territorio. «Resta chiuso il sentiero 401, almeno fino al cessato pericolo», conferma Stefano Ghezze, assessore alla sicurezza del Comune di Cortina. «Gli uomini del Soccorso alpino e quelli della Guardia di finanza, hanno provveduto a tabellarlo, per evitarne il transito. Chi vi si inoltra, sappia che incorre in una sanzione fino a 500 euro».
Andrea Piccoliori è il capo delle guide alpine di Cortina. Precisa subito che «la valle della frana è la più selvaggia delle Tofane» e, quindi, non ha la frequentazione escursionistica di altre aree della Val Travenanzes. «Il sentiero 401 non è stato direttamente coinvolto», precisa sempre il presidente, «ma è stato chiuso per precauzione, in quanto si è depositata molta polvere. Adesso attendiamo soltanto una prossima pioggia perché dilavi versante e sentiero dalla polvere e magari smuova gli ultimi sassi ancora in bilico», sospira.
Il grosso del materiale che si è distaccato dalla parete, probabilmente a seguito della forte escursione termica di domenica 4 ottobre, si è fermato su una cengia. «È ancora impossibile calcolare», afferma l’assessore Ghezze, «perché la polvere copre l’intero scenario e rende impossibili i rilievi».
Piccoliori aggiunge che solo la pioggia potrà consentire di procedere al confronto tra l’ampiezza del distacco a monte e il materiale depositato a valle. «Certo, la polvere che per lungo tempo ha coperto la valle fa immaginare che sia venuto giù parecchio materiale».
L’attesa pioggia, appunto: Zandegiacomo ammette che per tanti motivi è la benvenuta, ma – aggiunge – attenzione, perché potrebbe fiondare a valle quanto instabilmente si trova in quota. «Un movimento importante come quello verificatosi domenica fa supporre, sulla base dell’esperienza, che sia seguito da uno sciame di altri piccoli crolli, per cui ha fatto bene il Comune di Cortina a stoppare il sentiero».
Si sa, peraltro, che la parete della Tofana di Dentro è da tempo considerata instabile, con segnali di fragilità accentuati dalle alte temperature estive e dalla perdita del permafrost.
Nei prossimi giorni i tre mila metri delle Dolomiti scenderanno, di notte, in area zero termico, però non di molto, solo di uno o due gradi; la Marmolada soltanto si permetterà di scendere a –4, –5. Ed è pur vero che le massime, a quell’altezza, saliranno fino a una decina di gradi. Ieri la giornata è stata uggiosa e solo sabato prossimo tornerà il meteo dell’altro ieri. «Ma la tensione acculata dalle rocce nei giorni scorsi potrebbe riesplodere», afferma Zandegiacomo, consigliando prudenza per «i tanti che ancora continuano a salire, seppur con i rifugi in gran parte chiusi».
Già oggi o, comunque, nei prossimi giorni, saranno compiuti altri sorvoli in elicottero per comprendere l’entità dell’accaduto. La densa nube di polvere sollevata dal crollo aveva impedito per diverso tempo, anche l’altro ieri, ogni visuale sull’area interessata. Solo nel corso del pomeriggio quando la visibilità è andata migliorando, l’elicottero Drago del nucleo elicotteri di Venezia dei vigili del fuoco ha potuto alzarsi in volo per una puntuale ricognizione. E, come testimoniano i vigili stessi, già in quella circostanza sono stati osservati scarichi continui di materiale. Attivo sul posto anche l’elicottero del Suem, con il soccorso alpino, per la verifica se c’erano delle persone in difficoltà.
Quando si parla di crolli, non si può non pensare a Cancia, dove la protezione civile dal 3 ottobre ha ritirato il presidio dei gruppi di volontari, che provenivano a turno dall’intero Veneto.
Cessato allarme, dunque? «Ovviamente no. Il territorio resta presidiato col sistema di allarme», afferma il sindaco dio Borca di Cadore, Luca Olivotto, «ma statisticamente è dimostrato che eventi di questo tipo restano improbabili nella stagione autunnale». Le vasche e le piazzole di rallentamento delle colate a monte di Cancia sono state peraltro svuotate del materiale ingombrante che era stato portato a valle dall’acqua, raccogliendolo alle pendici dell’Antelao.
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articolo di Francesco Dal Mas











